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Rassegna stampa del 17 luglio 2006
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

UNA NEWSLETTER MENSILE INTERAMENTE DEDICATA ALLA NORMATIVA ANTIRICICLAGGIO!

I Professionisti, gli operatori non finanziari e in generale tutti coloro che si devono confrontare con le regole dettate dai Decreti 141 e 143, si trovano spesso di fronte a dubbi di natura pratica o interpretativa.

E non sempre trovare le risposte è così semplice.

Questa newsletter mensile, predisposta dai consulenti di Data Print Grafik, vuole appunto essere un aiuto per chi ogni giorno si trova nella condizione di dover sciogliere i nodi di questa intricata disciplina.

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Fallimenti, rischio ingorgo nei tribunali

Si applicano da oggi le nuove procedure previste dal decreto legislativo n.5/06 che ha modificato la legge del '42. Le regole da seguire nel periodo transitorio dividono i giudici. Dubbi anche sull'istruttoria

La rivoluzione è compiuta. Da oggi i giudici, cancellieri e avvocati dovranno fare i conti con le nuove procedure fallimentari. Dopo una lunga "gestazione" si chiude così il cerchio del riordino, varato in due fasi: alcune misure sono state infatti anticipate nel 2005 con il pacchetto competitività; il cuore dell'intervento, invece, è stato definito a gennaio 2006 con il decreto legislativo n.5. Se da 16 mesi, dunque, sono operative le correzioni alle revocatorie e al concordato preventivo, è nelle prossime settimane che saranno messe alla prova le modifiche più consistenti apportate alla legge fallimentare. Legge, risalente al 1942, che ha subito un restyling radicale: al centro del procedimento ci sono ora l'impresa e l'esigenza di assicurarne, per quanto possibile, la continuità; la gestione del fallimento passa al curatore e al comitato dei creditori, secondo una logica privatistica che assegna al giudice un  ruolo di controllo legale; inoltre, la scoperta precoce del dissesto non soggiace più a intenti punitivi ma, attraverso lo snellimento dei concordati (preventivo e fallimentare), risponde all'obiettivo di un'uscita condivisa dalla crisi.

Il Sole 24 Ore del lunedì - M. Bellinazzo - art. pag. 21

Sulle spese salta il tetto

La manovra d'estate - I rimborsi di vitto e alloggio dei professionisti senza il limite del 2%

Le spese per prestazioni alberghiere e somministrazioni di alimenti e bevande, "sono integralmente deducibili se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate nella fattura". La noma introdotta del Dl 223/2006 costituisce una deroga al trattamento delle cosiddette "spese di vitto e alloggio" che, in via ordinaria, sono deducibili limitatamente al 2% dell'ammontare dei compensi percepiti. Per effetto di questo intervento nell'articolo 54 del Tuir, a fronte di una "integrale" tassazione come compensi in natura dei rimborsi percepiti dal professionista, è garantita, in capo a tale soggetto, la deducibilità integrale delle spese riaddebitate al committente che le aveva anticipate. L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che questi rimborsi assumono rilevanza reddituale per il professionista anche quando le spese, ad esempio di vitto e alloggio, siano sostenute direttamente dal committente.    

Il Sole 24 Ore del lunedì - E. Franzese, L. Miele - art. pag. 22

Privacy, documento a prova di colpa

Il Dlgs 196/03 obbliga le imprese all'adozione di misure per conservare le informazioni personali. Il Dps previene il rischio di trattamento illecito di dati sensibili

Fondamentale regola normativa a cui l'impresa deve adeguarsi — con riflessi non indifferenti sotto il profilo organizzativo e dei costi correlati all'aggiornamento delle tecnologie informatiche — è costituita dal principio di sicurezza di cui all'articolo 31 del Dlgs 196/03 che stabilisce l'obbligo di adozione delle misure di sicurezza preventive idonee a ridurre al minimo il rischio di distruzione o perdita anche accidentale dei dati e di trattamento illecito dei dati personali. Lo strumento più importante da implementare — spesso sottovalutato dalle Pmi — per fornire la predetta prova liberatoria è costituito dal Documento programmatico sulla sicurezza (Dps). L'adozione del Dps può essere ritenuta opportuna, anche nei casi di non stretta obbligatorietà, con riferimento ad altre fattispecie che per natura, finalità e complessità del trattamento, ne rendano consigliabile l'adozione quale strumento di ottimizzazione — in un ottica complessiva di privacy governance — dei processi aziendali e delle risorse dell'information tecnology. Amministratori e sindaci sono chiamati rispettivamente alla definizione delle strategie aziendali di privacy governance e alle verifiche di compliance interna.

Il Sole 24 Ore del lunedì - E. Tosi - art. pag. 29

Basilea 2, la banca dietro l'angolo

Unioncamere scatta la fotografia del rischio di default per le micro-imprese. 96% passa l'esame.

In vista di Basilea 2 le pmi migrano verso le banche territoriali e locali. Al diminuire delle dimensioni dell'azienda infatti cresce il bisogno di mantenere con gli istituti di credito un rapporto personale ´vecchio stile'. E non solo. Per l'accesso al credito gli istituti di credito più piccoli applicano dei paletti modulati in maniera diversa rispetto alle grandi corporate, più vicine alle esigenze dei piccoli operatori. ´Esiste un passaggio dai grandi gruppi bancari alle banche territoriali da parte delle micro e piccole imprese', racconta Sandro Pettinato, dirigente area per i servizi finanziari e le infrastrutture Unioncamere, i motivi non sono da ricercare solo in Basilea 2 ma sul discorso più generale dell'accesso al credito, ´una piccola impresa', spiega Pettinato, ´non vuole sentirsi un cliente tra tanti e per un istituto di credito grande una piccola realtà può diventare anche un costo e un rischio, mentre in una realtà più vicina la piccola impresa ha ancora un ruolo più particolareggiato'. E proprio il settore small business è risultato virtuoso nella seconda indagine Unioncamere sull'affidabilità delle imprese minori del 5 luglio 2006.

Italia Oggi Sette - C. Bartellii - art. pag. 29

I Professionisti diventano società

I nuovi adempimenti procedurali e di controllo

Tra le disposizioni procedurali e di accertamento che interessano i professionisti (e più in generale i titolari di partita Iva), almeno una segnalazione appare necessarie. Riguarda la necessità di ´transito' dei compensi professionali su un conto corrente, e la sostanziale impossibilità di ottenere il pagamento dei compensi con denaro contante. La modifica normativa che è stata apportata alle disposizioni di cui all'articolo 19 del dpr n. 600 del 1973 chiarisce che i professionisti: - sono obbligati a tenere uno o più conti correnti bancari o postali ai quali affluiscono, obbligatoriamente, le somme riscosse nell'esercizio dell'attività e dai quali sono effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese; - I compensi in denaro per l'esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro. A una prima analisi della disposizione normativa, sembrerebbe dunque che il professionista sia obbligato alla apertura di un conto dedicato all'afflusso delle somme derivanti dallo svolgimento della attività professionale. In realtà la norma sembrerebbe richiedere un adempimento che, in sostanza, dovrebbe essere ordinario e cioè l'afflusso degli incassi su un conto corrente in modo tale che, in prima approssimazione, l'ammontare dei compensi dichiarati in sede di redazione del modello di dichiarazione coincida con quanto affluito sui predetti conti.

Italia Oggi Sette - D. Liburdi, M. Tozzi- art. pag. 12


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