Rassegna stampa del 10 aprile 2007
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik


Il prossimo 22 aprile è il termine ultimo entro il quale i professionisti del settore economico-giuridico-contabile dovranno provvedere alla registrazione, nell’Archivio Unico Informatico, delle informazioni relative ai “vecchi incarichi”, ossia quelli conferiti dai clienti prima dell’entrata in vigore del D.M. 141/2006 (22 aprile 2006) ma ancora in essere dopo un anno.

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Iva auto, cinque mesi in più

Un decreto del presidente del Consiglio proroga al 20 settembre la scadenza del 15 aprile. Il rinvio deciso per "consentire una corretta presentazione dell'istanza"

Per i rimborsi Iva delle auto c'è tempo fino al 20 settembre 2007. Con un comunicato diffuso venerdì, l'agenzia delle Entrate ha reso noto che è in corso di pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale" il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che proroga di oltre cinque mesi il termine per inviare la domanda. Termine che il Dl 258/2006 aveva fissato al 15 aprile. Per il momento, nessuna novità per le modalità di calcolo dei rimborsi che restano quelle indicate nel provvedimento dell'Agenzia del 22 febbraio.
Entro il 20 settembre, imprese e professionisti che hanno effettuato acquisti di autovetture e relative spese di gestione, nel periodo 1° gennaio 2003-13 settembre 2006, possono richiedere a rimborso l'Iva non detratta secondo quanto stabilito dal Dl 258/2006, in seguito alla scadenza della Corte Ue. La nuova scadenza riguarda i contribuenti che si avvarranno del rimborso "a forfait", determinando cioè la detrazione secondo la percentuale stabilita dal provvedimento delle Entrate che ha approvato il modello: 40% per tutti i settori, tranne agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca, che applicheranno il 35 %. Per chi intende invece far valere una maggior percentuale di recupero, documentando analiticamente l'impiego aziendale dell'auto, resta il termine di due anni dal 15 novembre 2006 (data della legge di conversione del Dl 258).   

Il Sole 24 Ore - sabato 7 aprile - L. Gaiani - art. pag. 20

Centrale rischi, allarme spionaggio

Per l'Autorità per la tutela della privacy è illecito il trattamento effettuato da un istituto di credito. Il garante stoppa gli accessi indebiti. Più controlli in banca

Stop allo spionaggio bancario. Dopo gli 007 fiscali e le fughe di notizie dalle procure si apre un altro fronte che mette a dura prova la privacy dei cittadini e la legge sulla tutela dei dati personali. Anche la Centrale rischi di Banca d'Italia rischia di essere una banca dati colabrodo, consultabile per curiosità o peggio fini illeciti.
L'allarme parte dal reclamo al garante della privacy di un ex correntista di Banca di Roma spa nel quale si lamentava di accessi abusivi, relativi anche alla moglie, da parte di incaricati dell'istituto alla Centrale dei rischi della Banca d'Italia e al sistema centralizzato di rilevazione dei rischi di importo contenuto gestito da Sia spa. La banca, cui l'interessato ha chiesto conto dell'accaduto, non ha rivelato l'identità delle persone che hanno avuto accesso alle informazioni, trincerandosi dietro generiche esigenze di servizio. In particolare l'istituto ha sostenuto che gli accessi erano finalizzati all'istruttoria di una richiesta di fido. Tutto regolare, insomma. Peccato però che l'interessato avesse chiuso i rapporti con la banca quattro anni prima.
A quel punto è venuta fuori la verità: gli accessi sono stati indebitamente disposti, per finalità di natura personale, da un dipendente della banca con qualifica di dirigente e materialmente eseguiti da collaboratori esecutivi non consapevoli dell'illiceità della richiesta. Mentre la banca è stata di mano leggera con il dirigente, cui è stata inviata una blanda lettera di biasimo, più pesante è stato il garante (provvedimento dell'8 marzo 2007), che ha detto chiaro e tondo che il trattamento è stato illecito e gli accessi sono stati indebiti.

Italia Oggi - sabato 7 aprile - A. Ciccia - art. pag. 34

Operatività, subito i test

Società di comodo - Prima di Unico i controlli d'obbligo per valutare i comportamenti possibili. Le tre ipotesi: interpello, trasformazione o scioglimento 

Società al test di operatività ai fini della disciplina delle società di comodo. Un test importante sia per valutare la presentazione dell'istanza di interpello disapplicativo sia per considerare l'ipotesi dello scioglimento o della trasformazione in società semplice. Senza contare le implicazioni che si hanno per i bilanci (relativamente al calcolo delle imposte da stanziare) e per il modello di dichiarazione. Ecco perchè è opportuno soffermarsi sulle componenti che contano ai fini del test. I valori più importanti per il test di operatività delle società di comodo sono: - Le voci di bilancio rilevanti (ricavi, incrementi di rimanenze, proventi, esclusi quelli straordinari) - Le poste devono risultare dai valori del conto economico - Non assumono rilievo le variazioni apportate per effetto delle disposizioni fiscali. 

Il Sole 24 Ore - D. Deotto, G. Gavelli  - art. pag. 25

Sulle fatture la prova è del fisco

Sentenza della Ctr del lazio.

La fattura è un mezzo idoneo a documentare un costo sostenuto dall'impresa; nell'ipotesi di fatture che l'amministrazione finanziaria ritenga siano relative ad operazioni inesistenti, la stessa amministrazione deve provare che quelle operazioni commerciali non sono mai state poste in essere. Con queste conclusioni la sezione ventinovesima della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 181/29/06 depositata in segreteria il 9 gennaio 2007, ha stabilito che, non spetta al contribuente provare come l'operazione sia effettiva, ma all'amministrazione finanziaria che, in qualità di attore sostanziale ed in caso che si verifichi una tale presunzione, deve fornire una adeguata motivazione.

Italia Oggi - B. Fuoco - art. pag. 34