Rassegna stampa del 16 aprile 2010
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Prove di svolta sugli 'studi'

Accertamento. L'agenzia delle Entrate con una circolare si allinea ai principi della Corte di cassazione. La lite deve essere abbandonata se non c'è stato contradditorio

In caso di accertamento basato sulle risultanze degli studi di settore e non preceduto dal contraditorio, la pretesa tributaria deve essere abbandonata. La mancata indicazione nell'atto di accertamento delle ragioni esposte dal contribuente in contraddittorio non determina la nullità dell'atto, se le stesse risultano dai verbali del contradditorio.
I risultati di quest'ultimo possono determinare i requisiti di gravità, precisione e concordanza, richiesti per le presunzioni semplici, essendo gli studi annoverabili tra queste ultime.
Sono questi i passaggi più rilevanti contenuti nella circolare 19/E del 14 aprile 2010 dell'agenzia delle Entrate, con la quale vengono date agli uffici le indicazioni sulla gestione del contenzioso in materia di studi di settore, dopo le sentenze della Corte di cassazione Sezioni unite numero 26635, 26636, 26637 e 26638, depositate il 18 dicembre 2009.

Il Sole 24 Ore - D. Deotto - art. pag. 35

La fattura segue il cliente

La tassazione dell'intermediazione avviene nella nazione in cui ha sede il committente. Per gli immobili si fa riferimento alle regole fiscali del luogo

Ai fini della tassazione Iva, per le intermediazioni tra soggetti passivi d'imposta non è rilevante il Paese ove si trova il bene o dove viene eseguita la prestazione principale, ma vale lo Stato in cui è stabilito il committente. Infatti, le prestazioni d'intermediazione tra soggetti passivi d'imposta seguono la regola generale di territorialità e sono tassate nel paese ove è stabilito il committente, ai sensi dell'articolo 7-ter del Dpr 633/72.
Pertanto non è rilevante il luogo in cui viene effettuata l'operazione sottostante, qualora l'operazione avvenga tra soggetti passivi d'imposta.

Il Sole 24 Ore - R. Portale, G. P. Tosoni - art. pag. 35

Salta il decreto Mud ma la proroga ci sarà

A due settimane dal termine per la dichiarazione

Mud, indietro tutta. Sul tavolo del consiglio dei ministri di oggi non arriverà il decreto legge messo a punto dal ministero dell'Ambiente e dalla Presidenza del consiglio sulla moratoria di 60 giorni per la presentazione della dichiarazione unificata rifiuti per l'anno 2009.
Il veto dell'Economia, contraria a quanto risulta a gestire un ulteriore decreto, ha indotto il ministro Stefania Prestigiacomo a modificare l'iter per garantire in ogni caso, e anche retroattivamente, lo spostamento al 30 giugno del termine delle dichiarazioni rifiuti.
L'obiettivo potrebbe essere raggiunto su un doppio binario: da un lato portando oggi in consiglio dei ministri un decreto del Presidente del consiglio (Dpcm) contenente il "nuovo" Modello unificato (in realtà è il ripristino di quello cartaceo utilizzato dal 2002, e che sono per quest'anno avrebbe dovuto essere sostituito dal Mud elettronico); dall'altro il governo si impegnerebbe a inserire la retroattività della moratoria - che arriverà sicuramente oltre i termini richiesti per la presentazione da parte della aziende - dentro la conversione del decreto "incentivi".

Il Sole 24 Ore - A. Galimberti - art. pag. 35

Rimborso per il recesso

Sentenza della Corte di giustizia europea sulle vendite a distanza. Restituito al consumatore il prezzo pagato

Rimborso integrale del prezzo pagato dal consumatore, che esercita il diritto di recesso. Il venditore per corrispondenza (o comunque a distanza) non può trattenersi le spese sostenute per la consegna della merce. Lo ha precisato la Corte di giustizia europea nella causa C-511/08, resa nota ieri. Sul consumatore gravano solo le spese di spedizione della merce restituita al venditore.
Il caso, sottoposto al giudizio della Corte, vedeva contrapposti una società di vendita per corrispondenza tedesca che prevede, nelle sue condizioni generali di vendita, che il consumatore paghi, a titolo di spese di consegna, un forfait di 4,95 euro. È previsto che questa somma rimanga acquisita al venditore anche nel caso in cui il consumatore eserciti il suo diritto di recesso.
Così dispone la legge tedesca e i giudici hanno sottoposto la questione ai giudici europei, che hanno preso una decisione favorevole al consumatore.

Italia Oggi - A. Ciccia - art. pag. 22