Rassegna stampa del 23 settembre 2010
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Al ministro dell'ambiente

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Al ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non dovrebbe sfuggire che l'Italia è, ancora oggi, come sancito dalla nostra vecchia costituzione, una democrazia fondata sul lavoro, la libera concorrenza e la tutela dell'impresa, viviamo, in due parole, in uno stato liberale. O forse no?
Chi non fa parte delle quasi 300.000 imprese obbligate ad iscriversi al Sistri, pena finanche l'arresto, ma ha avuto la curiosità di leggere i quotidiani articoli apparsi su ogni giornale italiano negli ultimi mesi, si è reso conto che una parte, anche se piccola, della libertà d'impresa viene calpestata con l'introduzione del sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti.
E' evidente che Sistri, a differenza di quanto indicato nella direttiva europea 2008/98/Ce, non si limita alla tracciabilità dei rifiuti e non fornisce funzionalità relative alla sola tracciabilità della movimentazione dal momento del ritiro del rifiuto a quello del conferimento in discarica passando per i trasportatori, con relative chiavette usb, black box, sistemi satellitari di rilevamento, videocamere di sorveglianza. Intende invece gestire anche tutti gli aspetti relativi alla produzione e gestione del rifiuto all'interno dell'azienda produttiva, in quella dello smaltimento finale arrivando anche a organizzare gli orari e i percorsi dei mezzi di trasporto.
La direttiva stessa prevede per esempio che siano le imprese e non il Sistri a detenere il Registro cronologico.
Egregio Signor Ministro, il settore informatico da me rappresentato in qualità di delegato di Confindustria Servizi Innovativi, non sta cercando un arroccamento a difesa delle nostre botteghe, sto difendendo un principio fondamentale di ogni cittadino: poter intraprendere una attività senza che lo Stato, in qualunque sua forma, si inserisca in modo sleale avocando a sé compiti che non può avere, mettendo gli uni contro gli altri.
I rifiuti sono diventati un'emergenza in ogni nazione moderna; perciò il varo di Sistri va nella giusta direzione, per la tutela dell'ambiente, ma anche per la difesa della legalità.
Però uno stato liberale deve limitarsi a dettare le regole e assicurare a chi non è in grado di fare diversamente gli strumenti necessari - in questo caso il Sistri - per adeguarsi alle normative.
Chi vuole organizzarsi autonomamente deve poterlo fare a proprio piacimento utilizzando, in questo caso software gestionali privati senza che questi siano penalizzati da un grande fratello informatico che tutto vede (e va bene) e che tutto vuole fare (e questo non va bene).

Italia Oggi - Bonfiglio Mariotti, Presidente Assosoftware - pag. 31

Sospesa la fideiussione sulle rate

L'Agenzia invita a soprassedere sulla garanzia per i pagamenti delle adesioni

Sterilizzato il ritorno della fideiussione sulle rateizzazioni sotto i 50mila euro. Da un parte l'agenzia delle Entrate è intervenuta con una nota urgente diramata agli uffici regionali e provinciali; dall'altra, sempre ieri, l'aula del Senato ha approvato un emendamento nell'ambito dell'iter di conversione del Dl Tirrenia.
Si è corso, dunque, tempestivamente ai ripari per cancellare la svista del legislatore delegato che con il provvedimento legislativo sul credito al consumo (decreto legislativo 141/2010) ha reintrodotto dal 19 settembre l'obbligo delle garanzie bancarie per perfezionare l'accertamento con adesione dilazionando i pagamenti delle maggiori imposte richieste dal fisco.
Un effetto "involontario" che si riproduce peraltro anche per l'ipotesi dell'acquiescenza all'accertamento.

Il Sole 24 Ore - M. Bellinazzo e M. Mobili - art. pag. 33

Ammorbidito l'abuso di diritto

Cassazione. Non è sufficiente la prova dell'utilizzo distorto degli schemi contrattuali. Contestazione dall'ufficio solo se documenta i risparmi fiscali

La Cassazione frena sull'elusione fiscale. L'amministrazione finanziaria non può contestare alle aziende un abuso di diritto se, pur avendo provato la deviazione «dagli schemi contrattuali tradizionali», non abbia però «documentato» il vantaggio fiscale.
Lo ha stabilito la Suprema corte che, con la sentenza n. 20030 del 22 settembre 2010, ha dato torto all'Agenzia delle entrate che aveva notificato un accertamento a un allevatore che, per evitare il prelievo comunitario sulle quote latte, aveva «simulato dei contratti di soccida con altri allevatori».

talia Oggi - D. Alberici - art. pag. 24

Strada obbligata sui compensi

Cassazione. Con l'ipotesi contraria l'accantonamento diventa utile non distribuito. La formale rinuncia dei soci stoppa la deduzione dell'azienda

L'azienda non può dedurre dal reddito il compenso dei soci nel caso in cui questi, in assemblea, vi abbiano formalmente rinunciato. Infatti così facendo l'accantonamento diventa un vero e proprio utile non distribuito.
Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20026 del 22 settembre 2010, ha respinto il ricorso di una società.

Italia Oggi - A. Mancini - art. pag. 25