Rassegna stampa del 17 novembre 2010
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

ArchiviOK Telematici

Studi di settore, futuro incerto

Il Consiglio di Stato chiama l'Antitrust per valutare l'affidamento della loro gestione a Sose

Gli studi di settore finiscono davanti a un'incognita che si chiama concorrenza. Il dubbio, consolidatosi da qualche tempo a questa parte, è che il loro affidamento esclusivo alle cure della Sose, appunto la Società per gli studi di settore, possa essere in contrasto con i principi della concorrenza. Al punto che la convenzione tra il Ministero dell'Economia e la medesima società, di cui il dicastero controlla l'88% del capitale (la parte restante è in mano a Bankitalia), non è stata ancora firmata. Eppure il perfezionamento è indispensabile per consentire alla Sose di pianificare al meglio la gestione degli studi, ovvero degli strumenti statistici che vengono usati per stimare in via preventiva ricavi e compensi di pmi e professionisti. Il tutto, naturalmente, ai fini della determinazione del prelievo fiscale su queste categorie di contribuenti.

Italia Oggi - S. Sansonetti - pag. 9

Rimborsi pronti al decollo

Istanze alla Consap anche per via telematica

Partono i rimborsi per le somme che sono confluite nel fondo dei cosiddetti fondi dormienti, previsto dalla legge finanziaria 2006 e sulle quali i titolari o i loro eredi, possono vantare ancora diritti. Sulla base di un modello predisposto ad hoc, gli aventi diritto potranno inviare l'istanza alla Consap, corredata dei documenti necessari, anche per via telematica. Resta fermo il diniego al rimborso in caso di assegni circolari quando sia decorso il termine di prescizione triennale, nonché per i beneficiari degli importi relativi alle assicurazioni sulla vita, che non hanno riscosso le relative somme entro il termine di due anni. Questi i chiarimenti che il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha fornito con la circolare dello scorso 3 novembre, da poco resa nota, che reca istruzioni in materia di rimborso delle somme versate al predetto fondo dei conti dormienti.

Italia Oggi - A. G. Paladino - pag. 31

Invii telematici con rischio nero

Un dribbling per le comunicazioni over 3 mila euro

Nelle comunicazioni per le operazioni superiori o pari a 3 mila euro, ormai in dirittura, è elevato il rischio di comunione d'interessi da parte dei soggetti interessati. Se l'acquirente è un evasore che ha soldi "in nero" da spendere, tenterà di rendersi il meno "tracciabile" possibile e dunque cercherà di non farsi rilasciare documentazione fiscale. Dall'altra parte, se colui che vende il bene o effettua la prestazione non ha particolari vincoli dichiarativi (si pensi a un ristoratore, che non deve segnalare nulla in ordini ai pranzi effettuati, a differenza, ad esempio, di un venditore di moto, che deve necessariamente procedere agli adempimenti di registrazione del veicolo venduto), egli potrebbe essere attratto dalla prospettiva di un guadagno sottratto all'imposizione fiscale. Pertanto, entrambi potrebbero essere interessati ad occultare al fisco da un lato i guadagni (venditore) e dall'altro la propria capacità di spesa (acquirente), con relativa inefficacia della disposizione, che invece rischia di essere un "onere" rilevante in quelle situazioni in cui, di contro, l'acquirente non ha nulla da nascondere, avendo adeguata capacità reddituale ed il venditore non "potrebbe" nascondere, essendo vincolato da specifici adempimenti normativi.

Italia Oggi - M. Tozzi - pag. 33

Scudo fiscale a rischio per le cause ostative

Senza "chiusura" torna in gioco l'antiriciclaggio

E' ormai imminente il termine, fissato al 31 dicembre, per la rimozione delle cause che ostano al completamento delle operazioni di rimpatrio e regolarizzazione consentite dall'articolo 13 bis del decreto legge 78 del 2009. Sembra però evidente che in molti casi il termine non sarà rispettato, vuoi per la mancata collaborazione degli intermediari esteri, vuoi per le caratteristiche delle attività da rimpatriare (ad esempio, i side-pocket degli Oicr non armonizzati), oppure per la presenza di procedimenti in corso presso autorità estere, o infine per l'inattività degli interessati. In questi casi gli interessati rischiano di non ottenere gli effetti dello scudo, soprattutto per quanto riguarda l'esclusione della responsabilità penale. Con il conseguente rientro in gioco dell'obbligo di segnalazione previsto dall'articolo 41 della legge antiriciclaggio in capo a intermediari e professionisti.

Il Sole 24 Ore - M. Longhi - pag. 33

Spazio alla trasformazione dei rientri non "white list"

La gestione delle pratiche. Le possibilità

I rimpatri con cause ostative di attività provenienti da Paesi non inclusi nella white list allegata alla circolare 43/E del 2009 possono essere trasformati in regolarizzazioni. Gli effetti della trasformazione, infatti, sarebbero sostanzialmente solo i seguenti: alla dichiarazione riservata trasformata dovrebbe essere allegata la documentazione dell'intermediario estero che comprovi che le attività finanziarie sono depositate o costituite presso l'intermediario medesimo; l'intermediario dovrebbe provvedere a comunicare all'Agenzia delle Entrate l'operazione di regolarizzazione nell'ambito del monitoraggio fiscale. Questa comunicazione dovrebbe essere effettuata negli ordinari termini del 31 marzo 2011; il contribuente dovrà presentare una dichiarazione dei redditi (Unico 2010) integrativa per includervi i redditi prodotti dalle attività mantenute all'estero a partire dal 1° gennaio 2009, non essendo più efficace l'eventuale opzione per la tassazione forfetizzata di questi redditi e, a partire da Unico 2012, dovrà compilare il modulo RW (si veda la circolare 45/E del 2010, paragrafo 2.3).

Il Sole 24 Ore - M. Piazza - pag. 33

Ritorno impossibile per l'Iva sulla Tia

Rifiuti. La circolare delle Finanze sul sì all'imposta apre nuovi nodi applicativi

Il via libera del dipartimento delle Finanze all'applicazione dell'Iva sulla Tia prova a risolvere la questione rimborsi, ma genera una nuova giungla di problemi applicativi. Nell'incertezza che aveva seguito la pronuncia costituzionale del 2009 (sentenza 238), secondo cui la Tia è un tributo e non può essere gravata dall'imposta, i gestori si erano divisi; quasi la metà (tra cui grandi attori come per esempio l'Ama di Roma) avevano deciso di abbandonare l'Iva, altri avevano "resistito". Secondo l'interpretazione delle finanze (offerta nella circolare 3/2010, su cui si veda Il Sole 24 Ore del 13 novembre), che sostengono l'identità tra la Tia applicata dai comuni e quella prevista dal codice dell'Ambiente ma ancora ferma sulla carta, ora tutti dovrebbero tornare ad applicare l'imposta, magari anche chiedendo gli arretrati sulle mensilità "scoperte".

Il Sole 24 Ore - L. Lovecchio, G. Trovati - pag. 35