Rassegna stampa del 23 maggio 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Il "voucher" perde l'Iva

La transazione rileva solo all'atto di utilizzo del buono omaggio

La cessione di un "voucher" che attribuisce il diritto ad acquistare un bene o un servizio è un'operazione non rilevante ai fini Iva, perché è considerata una cessione di denaro e non rappresenta un pagamento anticipato del bene o del servizio a cui si riferisce.
Sotto il profilo Iva, il "voucher", è semplicemente un titolo di legittimazione, ossia un documento che serve a individuare il soggetto che ha diritto al bene o al servizio. Questo è il condivisibile principio espresso dall'agenzia delle Entrate nella recente risoluzione 21/E del 22 febbraio 2011

Il sole 24 ore - 23 maggio 2011 - G. Confente - pag. 2 del supplemento "L'esperto risponde"

La qualità sorpassa la quantità

Le linee guida dettate dalla circ. n. 21/e per i controlli sulle piccole imprese e i professionisti
Gli evasori si stanano puntando sull'analisi del rischio

Per i controlli sulle piccole imprese e i professionisti si punta, sempre più decisamente, sulla qualità. Il fattore decisivo per il successo delle attività di contrasto all'evasione fiscale è rappresentato infatti dall'analisi del rischio e dall'attenta selezione delle posizioni da sottoporre a verifica.
La platea delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi è così ampia che solo attraverso accurate tecniche di selezione delle posizioni il fisco pub sperare di ottenere sempre migliori risultati in termini di recupero del gettito. Sono queste le linee guida dettate dalla recente circolare n. 21/e per l'azione di contrasto e prevenzione dell'evasione tributaria nell'ambito della macroarea sopra ricordata.
Partendo dunque dall'intera platea di soggetti appartenenti al campione in oggetto le direzioni regionali e provinciali delle Entrate, in stretta sinergia fra di loro, dovranno effettuare dei veri e propri «percorsi di analisi del rischio e selezione» delle posizioni da sottoporre a verifica nel corso dell'anno 2011.
Si tratta di proseguire con le modalità operative già sperimentate nel corso degli ultimi anni (2008 e 2009 soprattutto), nei quali il miglioramento qualitativo delle attività di verifica ha permesso al fisco di ottenere maggiori risultati in termini di recupero del gettito a fronte di una diminuzione del numero delle verifiche effettuate. Nella macroarea in questione gli studi di settore continuano a essere lo strumento privilegiato per le attività di verifica fiscale.

Italia Oggi - 23 maggio 2011 - A. Bongi - pag. 8

La metamorfosi degli studi di settore

Sarà rafforzato l'utilizzo in chiave compliance insieme a spesometro e nuovo redditometro

E ora cosa faranno da "grandi"? La vita degli studi di settore sembra essere arrivata a una svolta.
Difficilmente scompariranno tanto è vero che la scorsa settimana la circolare delle Entrate ha indicato le linee guida dei controlli 2011 anche in questo specifico ambito. Molto probabilmente, però, saranno destinati a convivere con i nuovi strumenti di accertamento che la manovra estiva dello scorso anno ha consegnato al fisco: redditometro e spesometro. Anche perché qualcosa è cambiato dopo il dicembre 2009, quando la Cassazione ha definitivamente chiarito che gli studi da soli non bastano per provare l'evasione ma rappresentano delle "presunzioni semplici" e per essere provate vanno sempre corroborate da altri elementi.
Fine dei giochi? No, perché la mutazione era già in atto. Complice anche la crisi economica (con l'introduzione dei correttivi) e una diversa impostazione politica sono diventati uno dei principali strumenti di compliance. Eppure non è stato sempre così. Basti pensare al passaggio della legislatura 2006-2008, quando vice-ministro dell'Economia era Vincenzo Visco. Allora la parola più accostata agli studi di settore era «stretta». Gli effetti si vedono a distanza di tempo: i contribuenti naturalmente congrui sono stati il 56-60% tra il 2006 e il 2008, mentre prima e dopo le percentuali sono state notevolmente più alte. Per i diretti interessati il ricordo della scansione temporale è tutt'altro che sfuocato.

Il sole 24 ore - 23 maggio 2011 - G. Parente - pag. 11