Rassegna stampa del 13 giugno 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Quanto accantonato può formare reddito per l'amministratore

Le conseguenze cambiano a seconda che chi fa a meno del trattameto sia socio oppure no.
Quanto accantonato può formare reddito per l'amministratore

Rinuncia al Tfm con rischio fiscale nel modello unico.
Le quote accantonate e non più pagate all'amministratore possono formare reddito in capo all'amministratore stesso.
Una questione mai approfondita dalla prassi è quella delle ipotesi in cui quanto già accantonato a titolo di Tfin dovesse essere liberato a seguito di una rinuncia al credito.
La situazione in questi tempi non è rappresentata da casi isolati.
Gli scarsi risultati economici delle imprese e la situazione patrimoniale spesso sbilanciata con riguardo ai livelli dell'indebitamento, rende tale opzione conveniente.
Ciò soprattutto delle realtà di minori dimensioni in cui spesso compagine societaria e amministratori sono identici.
Le conseguenze fiscali della fattispecie devono essere indagate sia con riguardo all'amministratore che con riguardo alla società.
Si assuma per ipotesi che la società Alfa abbia negli anni accantonato un certo importo a titolo di Tfm deducendo gli importi imputati a conto economico come concesso dall'art. 105 del Tuir.
Alla chiusura dei conti 2010 anche considerando l'importo del Tfm Alfa si rende conto di avere una situazione patrimoniale sbilanciata, e pertanto ritiene una mossa azzeccata quella di liberare tale fondo.
In tal caso è evidente che fiscalmente ciò comporterà la creazione di una sopravvenienza attiva pari all'importo del Tfm liberato.
Il trattamento della stessa pub essere duplice.

Italia Oggi - 13 giugno 2011 - N. Villa - pag. 9

Ias con stock option deducibili

Redditi d'impresa. Dal Dm Economia sì alla rilevanza fiscale per il pagamento di dipendenti e amministratori con azioni.
La società emittente può scontare i componenti negativi in conto economico

Il Dm Economia dell'8 giugno sui soggetti Ias adopter (in attuazione della norma nell'ultimo decreto milleproroghe) scioglie i dubbi sul trattamento fiscale delle stock option in capo alla società emittente.
L'articolo 6 introduce, infatti, una norma di coordinamento che disciplina la rilevanza fiscale della contabilizzazione di operazioni con pagamento basato su azioni per servizi forniti da dipendenti e lavoratori assimilati (amministratori).
La norma prevede la deducibilità, ai fini Ires, dei componenti negativi rilevati al conto economico quali spese per prestazioni di servizi regolate con strumenti rappresentativi di capitale sulla base dell'Ifrs 2.
Nella relazione illustrativa si legge che l'assegnazione di tali strumenti rappresentativi di capitale, costituendo il corrispettivo dell'opera prestata a favore dell'impresa, rappresenta una forma di ulteriore remunerazione del personale o degli amministratori, non prevista dalla rappresentazione giuridico-formale dei fatti aziendali al momento di redazione delle disposizioni del Tuir.
Il decreto, "sposando" la qualificazione e l'imputazione temporale derivante dall'applicazione degli Ias/Ifrs, attribuisce rilevanza fiscale all'onere da stock option imputato al conto economico, in coerenza con l'articolo 83 del Tuir secondo il quale valgono i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti dai principi contabili internazionali.In particolare, la qualificazione è quella di costo di lavoro dipendente.

Il sole 24 ore - 13 giugno 2011 - L. Miele, V. Russo - pag. 46

Indagini finanziarie con più flessibilità

Il fisco che "guarda" in banca

Le indagini finanziarie sono un metodo efficace nella lotta all'evasione fiscale.
Lo testimonia un dato di fatto: il ricorso sempre più frequente (e mirato) del fisco come strumento di accertamento.
Nel 2010 gli avvisi emessi dopo (o con) verifiche sui conti correnti dei contribuenti sono stati quasi diecimila e il trend, almeno negli ultimi due anni, è in continua crescita. Un dato che deve necessariamente far riflettere in quanto gli uffici territoriali del fisco non possono utilizzarle liberamente ma vanno, invece, autorizzate dal direttore regionale dell'agenzia delle Entrate o dal comandante regionale della Guardia di finanza. Infatti, sono spesso una montagna insormontabile per il contribuente.

Il sole 24 ore - 13 giugno 2011 - pag. 6

Ravvedersi? Non sempre conviene

Non tutti i contribuenti hanno interesse a seguire il consiglio del Fisco di integrare le dichiarazioni
In alcuni casi risulta più vantaggioso l'accertamento sintetico

Ravvedimento operoso? No grazie.
Per il contribuente prodigo, finito nel mirino del Fisco a causa dell'insufficienza del reddito dichiarato rispetto alle spese effettuate, potrebbe essere più vantaggioso l'accertamento sintetico dell'Agenzia delle entrate che l'integrazione spontanea della dichiarazione. L'accertamento sintetico, infatti, non identifica la categoria di reddito alla quale ascrivere i proventi occultati, per cui ha effetto solo per l'Irpef.
La dichiarazione integrativa, invece, esige la collocazione dei proventi in una precisa categoria e potrebbe quindi avere effetto anche per l'Irap, l'iva e i contributi previdenziali, presentando un conto molto più salato.
Per il contribuente in possesso di valide giustificazioni per le spese sostenute o di situazioni reddituali particolari, poi, è sempre conveniente attendere l'invito al contraddittorio, evitando di replicare all'indirizzo e-mail indicato nella recente missiva delle Entrate, che paventa una dubbia efficacia.

Italia Oggi - 13 giugno 2011 - A. Bongi, F. G. Poggiani - pag. 3

Stabile organizzazione alla prova

Il regolamento Ue 282/11, che applica la direttiva 112/06 sull'Iva, sarà in vigore il 1° luglio
Indagini caso per caso nin base ai criteri generali e agli obiettivi

La stabile organizzazione a «rivela» la propria natura e le proprie funzioni.
Il regolamento Ue n. 282 del 15 marzo 2011, in vigore dal 1 luglio, integrando la direttiva 112/06 e codificando taluni principi della corte di giustizia, introduce la nozione di stabile organizzazione e ne chiarisce meglio il ruolo.
La nozione.
Prima del regolamento n. 282/11, la stabile organizzazione ai fini dell'Iva non era definita né dalla normativa comunitaria né da quella nazionale.
La nozione non poteva neppure desumersi dalla normativa sull'imposizione diretta o dai principi internazionali contro le doppie imposizioni reddituali (Cass. 10925/02).
Successivamente anche la Corte di giustizia Ue, nella sentenza 23/3/06, ha escluso che, ai fini dell'Iva, possa farsi riferimento alla nozione di stabile organizzazione dettata dal modello Ocse.
Occorreva pertanto fare riferimento alla giurisprudenza comunitaria, in particolare le sentenze 168/84 del 4 luglio 1985, 2 maggio 1996, C-231/94, 17 luglio 1997, C-190/95 e, da ultimo, 20 febbraio 1997, causa C-260/95.

Italia Oggi - 13 giugno 2011 - F. Ricca - art. pag. 10