Rassegna stampa del 15 luglio 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Rw irregolare, le sanzioni soft

Un salvagente della Cassazione per chi ha compilato il quadro in maniera non conforme.
L'errore per la difficoltà normativa non fa scattare le misure

Quadro RW, sanzioni da rivedere per gli onesti.
La Cassazione in materia di costi black list apre la strada per l'irrogazione della sola sanzione collegata all'irregolare dichiarazione. Se il contribuente non ha nulla da nascondere e non vi è evasione, le sanzioni previste sono troppo vessatorie. Resta fermo comunque il principio di non irrogazione delle sanzioni nel caso in cui l'errore è dipeso dall'oggettiva difficoltà interpretativa della norma.
In tempo di dichiarazioni il problema della corretta compilazione del quadro RW emerge sempre con maggiore forza.
Il prospetto in esame, è noto, fino alle problematiche dello scudo fiscale non era mai stato preso seriamente in considerazione, per poi divenire un vero e proprio «incubo» per quei contribuenti ed i relativi consulenti che avevano effettuato investimenti all'estero senza nessun sotterfugio, alla luce del sole e non avendo problemi con l'amministrazione finanziaria.
Tante le situazioni dubbie che nel passato non erano mai state oggetto di chiarimenti da parte dell'Agenzia delle entrate e che per questo non sono mai state evidenziate nel quadro RW: basta pensare ai natanti tenuti a disposizione, alla gestione delle stock options, ai conti correnti cointestati o alle situazioni di nuda proprietà e usufrutto.
Solo a seguito delle diverse circolari riguardanti lo scudo fiscale e da ultimo della circolare n. 45 del 2010 si è riuscito ad avere una solida base interpretativa per porre in essere l'adempimento, ma la situazione resta problematica per gli errori commessi e ormai «consolidati» essendo scaduti i termini del ravvedimento operoso.

Il sole 24 ore - 15 luglio 2011 - M.Tozzi - pag. 26

Depositi Iva, garanzia vincolata

Decreto sviluppo. Per liberare la fidejussione il cessionario deve comunicare al gestore di aver effettuato la liquidazione
L'importatore è il responsabile dell'imposta anche verso terzi sconosciuti

Stretta sulle garanzie per le merci d'importazione introdotte in deposito Iva. Il Dl 70/2011 ("decreto sviluppo"), con un emendamento approvato dalla Camera, ha reso più rigide le condizioni per l'immissione in deposito senza pagamento dell'Iva delle merci di provenienza extracomunitaria, immissione che diventa possibile solo previa prestazione di idonea garanzia, vincolata sino all'estrazione dei beni.
Prima della modifica (in vigore dal 13 luglio) l'articolo 5o-bis, comma 4, lettera b) del Dl 331/1993, consente che le merci in libera pratica (ossia a dazio assolto) possano essere sottratte al pagamento dell'Iva in dogana mediante la loro destinazione al deposito Iva.
In questo caso, se non ricorrono le ipotesi di esonero dall'obbligo di prestare cauzione, l'ufficio doganale provvede a fargarantire, secondo le modalità in uso, l'Iva esposta nella dichiarazione ma non riscossa.
Lo svincolo della cauzione avviene a fronte della restituzione alla dogana del documento di importazione compilato dal depositario con l'attestazione della presa in carico delle merci.
Con tale adempimento l'operazione, sul piano doganale, è formalmente conclusa e l'importatore è legittimato avedersi riconosciuto lo svincolo della garanzia.
L'esazione dell'Iva attiene un momento successivo, individuato nell'estrazione dei beni e interessa, sul piano soggettivo, colui che procede all'estrazione.
Pertanto, le sorti dell'imposta, quando colui che introduce i beni in deposito non coincide con colui che li estrae, sono legate a soggetti distinti: l'importatore in fase di introduzione, l'ultimo cessionario in fase di estrazione.

Il sole 24 ore - 15 luglio 2011 - B. Santacroce - pag. 29

Sui grandi contribuenti accertamenti più selettivi

Controlli. Presentato ai sindacati il programma dell'agenzia delle Entrate.
Il numero è destinato a diminuire nel biennio

L'obiettivo di puntare sulla "qualità" piuttosto che sulla quantità si avvia ad estendersi anche ai grandi contribuenti.
E quanto emerge dal piano aziendale dell'agenzia delle Entrate per il 2011-2013 illustrato ieri alle organizzazioni sindacali.
Il piano indica, poi, come obiettivo di entrata per l'Agenzia dall'azione di controllo, 8 miliardi di euro per il 2011: un risultato che sembra facilmente raggiungibile dato l'andamento degli ultimi anni, che hanno visto cifre anche superiori a quest'ultima.
Tra i propositi non quantificabili posti all'agenzia c'è anche quello di garantire «collaborazione con gli altri soggetti pubblici che esercitano le funzioni in materia di corretto adempimento degli obblighi di natura fiscale e contributivi».
Un impegno che richiama gli obblighi imposti dal decreto Sviluppo dico-ordinare i controlli delle società.
Nella parte relativa alle imprese di grandi dimensioni, infatti, è previsto che nel 2011 gli accertamenti da fare siano 1.800, ma che nei due anni successivi questo numero vada a decrescere.
L'indicazione riecheggia quella data per il mondo delle piccole e medie imprese di una riduzione degli obiettivi per l'anno in corso (si veda «I1 Sole 24 Ore» del 23 giugno e del 3 luglio scorsi).
Sempre per quanto riguarda i contribuenti più grandi è previsto che siano 1.928 quelli da sottoporre al cosiddetto tutoraggio.

Il sole 24 ore - 15 luglio 2011 - A. Criscione - pag. 31

Pagamenti in contanti pericolosi

Cassazione. Promossa la contestazione al contribuente di emissione di fatture false.
Non solo riciclaggio: accertamento induttivo giustificato

Il fisco può constestare al contribuente di aver emesso fatture false in presenza di ingenti pagamenti in contanti asseritamente effettuati.
Dunque, questa pratica, non solo viola le norme sull'antiriciclaggio, ma giustifica anche il metodo induttivo da parte dell'ufficio delle entrate.
Lo ha sancito la Suprema corte di Cassazione che, con la sentenza numero 15583 depositata il 14 luglio 2011, ha respinto il ricorso della moglie di un contribuente, sua erede, al quale l'amministrazione finanziaria aveva notificato un accertamento Irpef e Ilor, contestando la detrazione di costi fittizi a fronte di fatture per operazioni inesistenti.
L'uomo aveva sostenuto di aver pagato le fatture in contati, per un ammontare di 250 mila euro.
La tesi, secondo l'ufficio, non era credibile, dato il grosso importo.

Italia Oggi - 15 luglio 2011 - D. Alberici - pag. 24