Rassegna stampa del 26 luglio 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Promossi i termini per i controlli

Corte costituzionale. Per i giudici è legittimo il raddoppio del tempo perle verifiche fiscali in presenza di reati tributari.
Necessario conservare i documenti contabili per almeno otto anni

È costituzionale la normativa che dispone il raddoppio dei termini per la decadenza dell'azione di accertamento in presenza di un reato tributario, anche se la constatazione della violazione penale è stata effettuata quando già i termini ordinari di accertamento erano decaduti.
Compete al giudice tributario, ove richiesto dal contribuente, accertare se l'amministrazione abbia agito con imparzialità o abbia, invece, fatto un uso pretestuoso e strumentale della normativa per fruire ingiustificatamente di un più ampio termine di accertamento.
Lo ha chiarito la Corte costituzionale con la sentenza 247 depositata ieri, 25 luglio, che potrebbe avere conseguenze fortemente negative per contribuenti e imprese, i quali, in buona sostanza, dovranno per il futuro abituarsi a conservare documenti fiscali e contabilità per almeno otto anni dopo la presentazione della dichiarazione.
L'attesa pronuncia della Consulta fa seguito all'ordinanza di remissione della Ctp di Napoli (si veda «Il Sole 24 Ore del Lunedì» del 4 luglio), la quale, in estrema sintesi, dubitava dell'incostituzionalità della norma introdotta dal Dl 223/2006 che aveva raddoppiato i termini di decadenza dell'azione di accertamento ai fmi delle imposte sui redditi e Iva in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia in base all'articolo 331 del Codice di procedura penale.
La incostituzionalità, secondo i giudici partenopei, emergeva in modo evidente laddove la segnalazione di reato per una violazione relativa a un determinato periodo di imposta fosse stata effettuata in una data successiva al termine di decadenza ordinario dell'accertamento per quel medesimo periodo. Ciò in quanto si sarebbero di fatto riaperti i termini, non vi sarebbe stata alcuna certezza sul loro spirare e, in concreto, si sarebbe potuto verificare che il contribuente, non conservava più i documenti fiscali di quell'esercizio.
La Consulta ha invece ritenuto questo raddoppio dei termini pienamente legittimo perché, in buona sostanza, non si tratta di una «riapertura o proroga di termini scaduti» né di «reviviscenza di poteri di accertamento ormai esauriti», ma di termini fissati direttamente dalla legge, operanti automaticamente in presenza di una speciale condizione obiettiva (obbligo di denuncia penale peri reati tributari), senza che all'amministrazione sia riservato alcun margine di discrezionalità perla loro applicazione.

Il sole 24 ore - 26 luglio 2011 - A. Iorio - pag. 25

Maxisanzione a garanzia del fisco

Speciale manovra. L'accertamento con adesione anche per importi oltre i 50mila euro non richiede più fideiussione.
L'omesso versamento di una rata comporta la penalità del 60% sul debito residuo

Accertamento con adesione, acquiescenza all'accertamento e conciliazione giudiziale più economici con la manovra estiva.
A partire dagli atti perfezionati dal 7 luglio, il Dl 98/2011, all'articolo 23, ha infatti soppresso l'obbligo della garanzia anche per somme complessivamente superiori a 50mila euro.
Come contrappeso, è stato inoltre previsto che in caso di mancato versamento di una qualsiasi delle rate diverse dalla prima entro il termine per il pagamento della rata successiva, l'ufficio iscrive a ruolo l'intero importo residuo, con applicazione in misura doppia della sanzione per omesso versamento.
Le definizioni delle controversie, anche potenziali, con il Fisco si perfezionano pertanto con il pagamento immediato dell'intero importo dovuto ovvero con il solo versamento della prima rata.
Questo comportamento è di per sé sufficiente per acquisire il diritto alla riduzione della sanzione (a un sesto o ad un quarto o al 40%, a seconda dei casi) e alla eventuale rideterminazione dell'imposta. Si dispone, inoltre, che i ritardi nel pagamento non superiori a tre mesi non compromettono la rateazione.
In tale eventualità, risulterà al più applicabile la sanzione ordinaria del 30% sul tributo non versato, stabilita nell'articolo 13 del decreto legislativo 471/1997.
Si tratta di una innovazione che sarebbe assai opportuno estendere alle rateazioni dell'agente della riscossione, nelle quali il ritardo di un solo giorno determina l'immediata decadenza del beneficio.
Se invece si supera la scadenza della rata successiva, la manovra prevede il diritto dell'agenzia delle Entrate di pretendere il versamento di tutto il residuo, maggiorato del 60% commisurato al solo tributo non pagato, mediante iscrizione a ruolo.
Va segnalato che la disposizione vale per tutte le rateazioni, sotto e sopra i 50mila euro.

Il sole 24 ore - 26 luglio 2011 - L. Lovecchio - pag. 27

Eliminati i blocchi al 770 sulle imposte relative allo "scudo"

Dichiarazioni. Nota di Assofiduciaria

Forse risolti alcuni prona tecnici del diagnostico dell'agenzia delle Entrate che rendevano impossibile la compilazione del modello 770 da parte degli intermediari finanziari che hanno ricevuto, nel corso del 2010, dichiarazioni riservate nell'ambito dello scudo fiscale.
Lo annuncia Assofiduciaria in una comunicazione di ieri.
Il periodo di riferimento. Un primo problema riguardava il rigo ST38, colonna i (periodo di riferimento), nel quale deve essere indicato il mese nel quale il cliente, presentando la dichiarazione riservata, ha versato all'intermediario l'imposta sostitutiva.
Le specifiche tecniche non tenevano conto della proroga dello scudo fiscale che ha consentito ai contribuenti di aderire alla regolarizzazione fino al 30 aprile 2010.
Le nuove specifiche tecniche correggono l'errore, consentendo di indicare in questo campo un valore "non superiore a 04/2010".
La data di versamento. Altro errore riguarda la data di versamento da indicare nel rigo ST, colonna 7 che, secondo le specifiche tecniche, non poteva assumere valori superiori "al 16/05/2010".
Ma, essendo il 16 maggio 2010 una domenica, di fatto, tutti i versamenti relativi alle dichiarazioni presentate ad aprile 2010 effettuati (correttamente) il 17 maggio 2010 non avrebbero passato il diagnostico ministeriale.

Il sole 24 ore - 26 luglio 2011 - M. Piazza, A. Scagliarini - pag. 29