Rassegna stampa del 8 settembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Cauzione libera con doppio messaggio

Dogane. Chi estrae le merci dal deposito deve comunicare la liquidazione dell'Iva al depositario e all'ufficio doganale.
Stessa procedura a vantaggio del soggetto che immette beni

Pronte le istruzioni per lo svincolo della garanzia all'estrazione delle merci dal deposito Iva.
In vista dell'operatività della misura anti-frode introdotta dal decreto sviluppo (Dl 70/2011), che produrrà effetti dal 12 settembre, le Dogane, con una nota divulgata ieri, hanno formalizzato le modalità di implementazione della nuova procedura.
Il decreto sviluppo ha imposto specifici vincoli sulla garanzia da prestare per l'immissione in libera pratica di merci d'importazione destinate a essere introdotte in deposito.
In base al comma 4, lettera b), dell'articolo 50-bis del Dl 331/93, queste operazioni sono eseguite senza pagamento dell'Iva.
Già oggi, per prassi (circolare16/D/2006), le Dogane richiedono il versamento di un importo a titolo di cauzione dell'imposta non corrisposta all'atto dell'importazione, che poi è svincolata in seguito alla restituzione di una copia della bolletta doganale munita dell'attestazione del depositario dell'avvenuta presa in carico delle merci nel registro del deposito.
Questa modalità operativa è stata recepita dal decreto sviluppo e inserita nel testo modificato dell'articolo 50-bis, che adesso prevede espressamente, per ibeni in libera pratica, che l'immissione in deposito possa avvenire solo previa prestazione di idonea garanzia commisurata all'Iva, esclusi i soggetti reputati "affidabili" (operatori economici autorizzati e operatori che beneficiano dell'esonero dall'obbligo di prestare cauzione per i diritti doganali).
La misura cautelativa è stata rafforzata prevedendo il blocco della garanzia sino alla liquidazione dell'imposta da parte del soggetto che procede all'estrazione dei beni.
In particolare, chi ha prestato la garanzia in sede di importazione è legittimato a ottenerne lo svincolo solo previa comunicazione da parte del soggetto che procede all'estrazione del bene dei dati relativi alla liquidazione dell'imposta, da rendere al gestore del deposito Iva.

Il sole 24 ore - 9 settembre 2011 - M. Mantovani, B. Santacroce - pag. 35

Vecchi minimi, uscita con rettifica

Fisco. La manovra di luglio ha tagliato il numero dei contribuenti interessati: si stima una riduzione del 60-70%, pari a 4/500mila soggetti.
Nuove regole dal 2012: spazio al recupero dell'Iva pagata per beni strumentali e giacenze

I contribuenti che il prossimo anno non potranno più applicare il regime dei minimi (sono circa 500mila), a seguito dei nuovi requisiti introdotti dal Dl98/2011, entreranno in un regime Iva residuale e potranno detrarre parte dell'imposta che hanno pagato per acquistare i beni strumentali e le giacenze di magazzino alla fine del 2011 (si veda l'articolo in basso).
Regime residuale. Non potranno più beneficiare del regime dei minimi dal 1° gennaio 2012, i contribuenti che pur rispettando le condizioni "originarie" per applicarlo, e cioè ricavi/compensi fino a 30.000 euro, nessuna esportazione o spese per dipendenti, beni strumentali fino a 15mila euro, non regime speciale o trasparenza, ecc., non hanno intrapreso «un'attività d'impresa, arte o professione» dal i gennaio 2008 ovvero non rispettano i requisiti aggiunti al regime senza Iva dall'articolo 27, comma 1, Dl98/2011 (non esercizio di attività di impresa o professionale nel triennio precedente, non mera prosecuzione di altra attività già svolta come dipendente o autonomo, eccetera).
Nel nuovo regime, introdotto dall'articolo 27, comma 3, Dl 98/2011, entreranno anche quelle persone fisiche che apriranno la partita Iva nel 2012, ma che, pur rispettando le condizioni "originarie" dei minimi, non sono in regola con quelle introdotte dalla manovra estiva 2011.

Il sole 24 ore - 9 settembre 2011 - L. De Stefani - pag. 33

Per chi ha scelto le sanatorie arriva una penalizzazione

L'allungamento dei tempi può riguardare tutti coloro che si sono avvalsi di una qualsiasi operazione con riflessi sull'Iva

L'utilizzo dei condoni comporta la proroga di un anno dei termini di accertamento Iva pendenti al 31 dicembre 2011.
È questa una conseguenza - inaspettata - che risulta dal testo dell'emendamento governativo sul quale ieri è stata votatala fiducia In sostanza, mentre con la legge n. 289/2002 veniva stabilito che per chi non accedeva ai condoni i termini di accertamento risultavano prorogati di due anni, ora si dice invece che per chi ha usufruito dei condoni i termini sono prorogati di un solo anno.
La prima considerazione da rilevare è chela norma fa riferimento ai «soggetti che hanno aderito al condono di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289».
Va notato chela norma non richiama soltanto i condoni Iva, ma i condoni in genere.
Quindi, il riferimento sembrerebbe andare a tutte le sanatorie della legge 289/2002 ad esempio, al condono tombale, al concordato, alla definizione delle liti potenziali, alla chiusura delle liti pendenti, alla rottamazione dei ruoli, alla sanatoria degli omessi versamenti.
È da ritenere che il riferimento debba però andare ai condoni che rilevavano ai fini dell'Iva, posto che poi la norma stabilisce la proroga dei termini di accertamento ai fmi dell'imposta sul valore aggiunto.
Tuttavia, anche inquadrare la latitudine dei "condoni Iva" non risulta facile.
Se sicuramente vi rientrano l'integrativa semplice e il condono tombale (su cui si è pronunciata la Corte di Giustizia, circa la loro incompatibilità con le norme comunitarie), più di qualche dubbio si pone per le altre sanatorie.
Ad esempio, il concordato per anni pregressi rilevava per le imposte dirette, ma aveva una ricaduta automatica per l'Iva, e quindi si pone il problema se può essere considerato un "condono Iva".

Il sole 24 ore - 9 settembre 2011 - D. Deotto - pag. 13