Rassegna stampa del 13 settembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Affitti nascosti, sanzioni alle stelle

Fisco. Il decreto 23/2011 sulla cedolare secca ha raddoppiato le penalità per chi non dichiara i canoni delle locazioni abitative.
Non indicare gli importi in Unico può costare fino al 480% dell'imposta

Rischio di sanzioni raddoppiate per le violazioni sulle locazioni abitative commesse in Unico 2011, in scadenza alla fine di settembre.
Questo potrebbe essere l'effetto delle previsioni contenute nell'articolo 3 del Dlgs 23/2011, in materia di cedolare secca sugli affitti.
Al fine di contrastare l'evasione sui canoni di locazione, l'articolo in questione ha previsto un forte inasprimento delle sanzioni tributarie.
È stato, infatti, stabilito che chi non indica l'affitto in dichiarazione viene punito come se non avesse presentato affatto la dichiarazione, per di più con il raddoppio della penalità prevista.
In pratica, questo comporta la "stratosferica" sanzione dal 240% al 480% dell'imposta dovuta.
Inoltre, chi indica in dichiarazione un canone inferiore a quello effettivo è passibile della sanzione dal 200% al 400% dell'imposta dovuta.
Il raddoppio delle misure sanzionatorie opera solo per le locazioni di immobili ad uso abitativo. Andrebbe stabilito, innanzitutto, l'esatto ambito oggettivo della previsione in esame.
Non è chiaro, infatti, se la sanzione per l'omissione del canone trovi applicazione se non viene indicato anche un solo affitto abitativo oppure se allo scopo occorra omettere la totalità dei canoni, in presenza di una pluralità di contratti.
Considerata la ratio della disposizione (l'emersione degli affitti in nero), la soluzione corretta sembrerebbe la prima. Sotto il profilo della efficacia della norma, occorre ricordare che, in virtù del principio del "favor" (articolo 3 del Dlgs 472/1997), la misura sanzionatoria da più rigorosa può essere irrogata solo per i comportamenti posti in essere dopo l'entrata in vigore della stessa.
Nessun rischio quindi per le violazioni pregresse. Ne deriva che il raddoppio delle sanzioni potrà interessare unicamente le condotte trasgressive poste in essere dopo i17 aprile 2011.

Il sole 24 ore - 13 settembre 2011 - L. Lovecchio - pag. 37

Con il codice tributo fruibile il bonus ricerca

Dall'Agenzia. Risoluzione 88/E

Nuovo passaggio delle Entrate sul bonus ricerca previsto dal decreto Sviluppo.
A pochi giorni di distanza dal decreto del direttore dell'agenzia delle Entrate, attraverso il quale si dava il via alla fruibilità dell'incentivo da quest'anno, il Fisco appone un ulteriore tassello all'utilizzo in compensazione dell'agevolazione: la comunicazione del codice tributo per sezione a credito del modello F24.
Per l'utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del bonus ricerca, nei limiti, termini e condizioni previsti dalla norma, è operativo il codice tributo 6835, denominato «Credito d'imposta per le imprese che finanziano progetti di ricerca in Università ovvero enti pubblici di ricerca di cui all'articolo 1, del Dl 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106» (risoluzione 88/E pubblicata ieri).
A questo punto, dato per realizzato un investimento incrementale, la fruizione del credito potrà avvenire già da oggi, visto che nel comunicato del 9 settembre il Fisco ha avvertito che la data utile per l'utilizzo in compensazione è quella del giorno successivo alla realizzazione dell'investimento incrementale.
Si ricorda che per investimento incrementale - che, in effetti, è l'unica parte agevolabile dell'investimento - la norma di agevolazione intende la sola quota di spesa che eccede la media degli investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010.

Il sole 24 ore - 13 settembre 2011 - A. Sacrestano - pag. 37

E' sempre reato gonfiare l'importo della fattura

Cassazione penale. Anche quando l'operazione c'è stata

Oggetto della tutela penale dei reati di emissione o utilizzazione in dichiarazione di false fatture è ogni tipo di divergenza tra la realtà commerciale e la sua espressione documentale, con la conseguenza che le violazioni sussistono non solo in presenza di inisistenza oggettiva dell'operazione, ma anche nei casi di inesistenza relativa (quando l'operazione vi è stata, ma per quantitavi inferiori a quelli indicati in fattura) e di sovrafatturazione "qualitativa" (quando la fattura attesta la cessione di beni e/o servizi aventi un prezzo maggiore di quelli forniti).
Ad affermare questi principi è stata, di recente, la Cassazione con la sentenza n. 30250 depositata il 29 luglio 2011, che appare particolarmente importante alla luce dei recenti interventi normativi volti a incrementeare la sanzione penale per i reati relativi alle fatture false anche in presenza di importi minimi.

Il sole 24 ore - 13 settembre 2011 - A. Iorio - pag. 39