Rassegna stampa del 16 settembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Fisco nel segno del redditometro

 
Dalle società di comodo alle liste di contribuenti, molte le disposizioni della legge 148/2011.
Rafforzate le ricostruzioni sintetiche dei redditi complessivi

L'ombra del redditometro sulle misure della manovra-bis.
Molte delle disposizioni contenute nel dl 138/2011 convertito in legge 148/2011 sono infatti destinate a rafforzare, sia direttamente che indirettamente, le ricostruzioni sintetiche dei redditi complessivi dichiarati dai contribuenti.
In alcuni casi si tratta di norme che puntano a smascherare l'intestazione societaria di beni che sono in realtà nella disponibilità dei soci, degli amministratori o dei loro familiari.
In altri casi invece le disposizioni puntano direttamente ad introdurre nuovi criteri di selezione dei contribuenti da utilizzare nell'ottica del redditometro.
Appartengono alla prima serie di misure quelle relative alla cosiddetta stretta sulle società di comodo e sui beni d'impresa concessi in godimento a terzi soggetti.
Queste misure sembrano infatti introdotte al preciso scopo di disincentivare, o comunque arginare il più possibile, i fenomeni di intestazione societaria di beni ad utilizzo personale di soci e amministratori.
Ovvio che tale fenomeno costituisce la contromossa naturale del contribuente a rischio accertamento sintetico.
È una sorta di reazione a catena.
Se il fisco spinge verso il redditometro i beni migrano dalla proprietà individuale a quella societaria. Se invece la stretta del fisco è verso le società di comodo allora succede l'esatto contrario, i beni, cioè, tendono a ritornare nuovamente nella sfera personale dei soci.
La massiccia campagna di accertamenti programmati con l'utilizzo del nuovo redditometro, che prenderà l'avvio proprio dal 1 gennaio 2012, ha dunque suggerito al legislatore della manovra bis di chiudere il cerchio mettendo sotto assedio le società di comodo e le concessione in godimento dei beni di proprietà sociale ai soci e loro familiari.
L'obiettivo perseguito dal legislatore è quello di individuare i reali utilizzatori dei beni al fine di caricare su di essi le spese gestionali utili alla ricostruzione sintetica del loro reddito.

Italia Oggi - 16 settembre 2011 - A. Bongi - pag. 24

Da domani aumenta l'Iva

Aliquota ordinaria al 21% - Verifica sul momento di esigibilità

Entrano in vigore domani le nuove regole Iva introdotte dalla manovra.
E, per chi vorrà farlo, scatta la corsa contro il tempo per aggiornare alla nuova aliquota del 21% i listini prezzi dei commercianti al dettaglio e quelli delle imprese all'ingrosso, se indicati al lordo dell'imposta, ad esempio perché utilizzati dai clienti rivenditori che hanno rapporti con i privati.
Per evitare di ristampare costosi cataloghi, si possono applicare etichette adesive sulla copertina o apporre dei timbri nelle pagine dei prezzi lordi, indicando che dalla data di entrata in vigore dell'aumento dell'aliquota Iva si applica un aumento del prezzo pari allo 0,833334 per cento.
Se, per esempio, il prezzo al lordo dell'Iva è pari a 120 euro (100 euro x 20% di Iva 120 euro), l'aumento sarà pari a un euro.
Rispetto al prezzo lordo, l'aumento è pari allo 0,833334% (1/120).
Quindi, per determinare il nuovo prezzo di vendita al lordo dell'Iva, partendo da quello precedente, si deve moltiplicare quest'ultimo per 1,00833334.
Nei prossimi giorni, per determinare l'aliquota Iva applicabile (20% o 21%) alle cessioni di beni mobili o immobili o alle prestazioni di servizi, si dovrà prestare particolare attenzione al momento fiscalmente rilevante dell'operazione.
Solo se questo cadrà dopo l'entrata in vigore della modifica (cioè domani) si applicherà l'aliquota Iva del 21 per cento.
Per applicare ancora l'Iva del 20%, però, è possibile anticipare la fatturazione alla data precedente all'entrata in vigore dell'aumento al 21 per cento. In questo caso, però, l'Iva deve essere versata nella successiva liquidazione mensile o trimestrale, indipendentemente dal pagamento del corrispettivo da parte del cliente.
Anche il pagamento anticipato a oggi del corrispettivo consente l'applicazione dell'aliquota al 20 per cento.

Il sole 24 ore - 16 settembre 2011 - L. De Stefani - pag. 18

Riporto perdite senza limiti

 
Compensabilità col tetto: 80% del reddito imponibile

Con le modifiche all'art. 84 del Tuir ad opera del dl n. 98/2011 si rinnova la disciplina del riporto delle perdite fiscali per i soggetti Ires.
Se da una parte il legislatore ha mantenuto in misura piena il riporto illimitato delle perdite fiscali del primo triennio di attività (cfr. art. 84, c. 2), dall'altra ha abrogato il limite del riporto quinquennale introducendo, al contempo, un «tetto» dell'80% del reddito imponibile di ciascun periodo d'imposta entro cui la perdita può essere utilizzata (cfr. art. 84, c. 1).
Si badi come in questo secondo caso la perdita è illimitatamente riportabile «per l'intero importo», tuttavia risultando compensabile in ciascun periodo d'imposta successivo nel limite dell'80% del reddito maturato in tale periodo.
Questa recente modifica pone però un dubbio. Il legislatore non chiarisce se anche le perdite quinquennali pregresse all'entrata in vigore delle, modifiche sono compensabili nel limite dell'80% dei redditi imponibili futuri ovvero mantengano, come sembra più corretto, il diritto alla compensazione integrale.
Questa seconda ipotesi in effetti appare la più razionale per una serie di considerazioni. Innanzitutto perché la relazione governativa al dl n. 98/2011 non prevede alcuna eccezione o vincolo all'applicazione tout court della disciplina previgente: precisa infatti la relazione che, mancando un regime transitorio, «il riporto delle perdite maturate prima dell'entrata in vigore della modifica normativa "deve avvenire secondo le disposizioni dell'articolo 84 ante modifica"».
Secondariamente, perché l'art. 23, c. 9 del dl n. 98/2011 non ha valenza retroattiva.

Italia Oggi - 16 settembre 2011 - P. Mandarino - pag. 24