Rassegna stampa del 4 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Contante, riduzione senza rischi

 
Per la nuova soglia resta valido il chiarimento del ministero dell'economina del 2010.
Non c'è automatismo tra i limiti e il pericolo antiriciclaggio

Limiti al contate, nessun automatismo per la segnalazione antiriciclaggio.
Le operazioni di versamento e prelievo di contante da parte della clientela di banche e poste vanno valutate ai fini delle eventuali segnalazioni antiriciclaggio considerando la loro frequenza e le caratteristiche oggettive e soggettive del cliente.
Il chiarimento fornito ormai un anno fa con la circolare interpretativa dell'11/10/201, prot. 297944, della direzione V del Dipartimento del Tesoro, ul cuo testo è stato condiviso con Banca d'Italia, Uif e Guardia di finanza, appare oggi ancor più utile in considerazione dell'ulteriore riduzine a 2.500 euro della sogli di circolazione del contante e dei titoli al portatore.
In attesa che vengano forniti ulteriori chiarimenti il citato chiarimento del ministero dell'economia consente, infatti, di escludere ogni forma di oggettivizzazione della segnalazione di operazione sospetta in presenza di frequanete operatività in contati del cliente anche sotto la soglia dei 2.500 euro.

Italia Oggi - 4 ottobre 2011 - F. Vedana - pag. 35

Partite Iva inattive: chiusura entro oggi

Pagando 129 euro

Ultimo giorno utile per chiudere le partite Iva inattive da oltre tre anni.
Con il pagamento della sanzione ridotta di 129 euro si azzerano tutti gli errori e le omissioni commesse in ordine anche alle dichiarazioni Iva.
In caso di attivazione dell'ufficio si rischiano sanzioni che possono arrivare a un massimo di 2.065 euro.
Per beneficiare della norma occorre utilizzare il modello F24 "Elementi identificativi" e la partita Iva "inattiva" sarà chiusa in automatico senza la necessità sia di presentare il modello AA7 o AA9 per dichiarare la cessazione sia di consegnare una copia del versamento all'ufficio competente.
Se non si procede alla chiusura sarà l'amministrazione fmanziaria a revocare d'ufficio le partite Iva inattive e, verosimilmente, a irrogare le sanzioni.
Per mettersi in regola occorre: • pagare l'importo di 129 euro con il modello "F24 versamenti con elementi identificativi",
• indicare il codice tributo 8110,
• riportare la partita Iva da chiudere e l'anno di cessazione dell'attività.
L'importo di 129 euro non può essere compensato con eventuali crediti spettanti al soggetto interessato, ma deve essere necessariamente versato, pena la perdita del beneficio della riduzione.
Nella sezione "contribuente" devono essere indicati i dati anagrafici e il codice fiscale dell'interessato; nella sezione "erario ed altro" il campo "Tipo" deve essere compilato con la lettera R.

Il sole 24 ore - 4 ottobre 2011 - R. Portale - pag. 33

Fatture false, concorso con firma

 
Cassazione tributaria. I giudici riconoscono la responsabilità del trasportatore che vidima il documento.
L'attestazione di un'operazione non avvenuta comporta la punibilità


Risponde di concorso in dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture false l'autotrasportatore che quietanza il pagamento del documento fittizio e attesta l'avvenuto trasporto dei beni.
A precisarlo è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 35730 depositata ieri.
Un autotrasportatore era stato condannato per concorso nella dichiarazione fraudolenta commessa da un imprenditore che aveva utilizzato fatture false.
In sintesi il conducente del mezzo su alcuni di questi documenti aveva apposto la firma per quietanza del pagamento e a conferma dell'avvenuto trasporto.
Allo stesso contribuente, poi, era stata anche contestata l'emissione di false fatture nei confronti di un'impresa che aveva partecipato anche alla prima frode.
Nel ricorso per Cassazione il trasportatore si è difeso, tra l'altro, eccependo l'illegittimità della condanna, sia per l'emissione sia per l'utilizzazione di false fatture, dato che l'articolo 9 del decreto legislativo 74/2000 esclude il concorso di questi reati.
Era stato, infatti, evidenziato che la dichiarazione fraudolenta non era stata presentata dal conducente ma dall'impresa che aveva ricevuto (e utilizzato) la fattura.
La Corte ha respinto il ricorso ricordando che il divieto di concorso di persone nei reati di emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, a norma dell'articolo 9 del decreto 74/2000, riguarda solo i casi relativi alla medesima operazione e fatturazione, per evitare che l'emittente debba rispondere, oltre che del proprio reato (l'emissione), anche del concorso nell'utilizzazione del documento da parte dell'altro contribuente (che l'ha inserito in dichiarazione) e viceversa.
Ciò, al fine evidente di evitare che la medesima condotta, sia punita due volte.
Questa esclusione, però, non introduce alcuna regola ai principi generali previsti dal Codice penale all'articolo no in base al quale quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti.
La Corte ha, quindi, precisato che la regolarità della emissione della fattura prescinde dalla sottoscrizione per quietanza.

Il sole 24 ore - 4 ottobre 2011 - A. Iorio - pag. 33

Spa trasparenti: la ritenuta resta al socio

I chiarimenti delle Entrate

Per le società di capitali trasparenti, niente scambio di ritenute con i soci.
Lo chiarisce l'agenzia delle Entrate nella risoluzione 99/E di ieri: le Srl e le Spa che optano per la trasparenza non possono mantenere per sé le ritenute subite, per compensarle nel modello F24, come invece consentito alle società di persone dalla circolare 56 del 2009.
La risoluzione 99/E prende le mosse da un interpello formulato da una società di capitali che ha esercitato l'opzione per il regime di trasparenza previsto dagli articoli 115 e 116 del Tuir.
L'istante sottolinea di svolgere una attività in relazione alla quale la clientela usufruisce delle detrazioni Irpef del 36 e del 55 per cento, subendo dunque, sui bonifici in entrata, la ritenuta del 10% prevista dall'articolo 25 del Dl 78/2010 (ritenuta ora ridotta al 4%).
Si chiede alle Entrate se, in deroga a quanto stabilito ordinariamente dalla legge (in base alla quale le ritenute delle società trasparenti sono attribuite pro quota ai soci), sia consentito alla società usare il credito corrispondente alle ritenute subite, per compensare debiti fiscali nel modello F24.
L'Agenzia ricorda che, in seguito all'opzione congiunta dei soci per il regime di trasparenza, trova applicazione l'articolo 125 comma 3 del Tuir, in base al quale le ritenute operate a titolo di acconto sui redditi della società, come pure i crediti e gli acconti, si scomputano dalle imposte dovute dai singoli soci in base alle percentuali di partecipazione agli utili di ciascuno di essi.
Per le sole società di persone e le associazioni professionali, sottolinea la risoluzione di ieri, è stato consentito che gli associati riattribuiscano, in tutto o in parte, le ritenute, perchè la società le utilizzi in F24, per evitare il formarsi di crediti di imposta in capo ai soci a fronte di debiti fiscali nella società.

Il sole 24 ore - 4 ottobre 2011 - L. Gaiani - pag. 33