Rassegna stampa del 6 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Società in perdita sotto esame

Lotta all'evasione. L'Agenzia sta valutando le modalità dell'offensiva che potrebbe coinvolgere 100mila soggetti.
Allo studio nuove esclusioni dalle non operative - Stretta attenuata per la crisi

Società in perdita "sistemica" al centro del lavoro dell'agenzia delle Entrate, chiamata in questi giorni a definire il perimetro nel quale applicare la stretta dettata dal decreto di Ferragosto.
A dire il vero, sono diversi i problemi applicativi che i tecnici dell'amministrazione finanziaria stanno mettendo a fuoco con l'obiettivo di rendere quanto prima efficaci le misure contenute nei provvedimenti di questa estate perla correzione dei conti pubblici.
Presto sarà diffusa una prima circolare interpretativa per dissipare (si spera) i dubbi sorti tra gli operatori.
Il tema delle società in perdita è uno dei più complessi da affrontare, soprattutto perchè si intreccia inevitabilmente con la crisi economica che ha messo alle corde moltissime imprese italiane.
La necessità di stanare i furbi per combattere conclamati fenomeni di evasione - come emerso anche due giorni fa nel corso di un convegno organizzato dall'Ordine di Bari dei dottori commercialisti e partecipato da più di mille iscritti (si veda Il Sole 24 0re del 5 ottobre) - perciò verrà contemperata con l'esigenza di tener conto del perdurare della recessione iniziata nel corso del 2008.
Il gettito Ires atteso con l'inasprimento dell'aliquota e con l'estensione della disciplina delle società di comodo ai soggetti in perdita sistemica è pari a 170 milioni di euro per il 2012, a 226 milioni nel 2013 e 226 per il 2014.
Le società che potrebbero essere coinvolte nel giro di vite sono infatti circa 100mila.

Il sole 24 ore - 6 ottobre 2011 - M. Bellinazzo - pag. 35

Con la direttiva antiburocrazia corretti 45mila errori nelle cartelle

Semplificazioni. Le comunicazioni sbagliate segnalate sono lo 0,11% del totale di quelle inviate ogni anno

Forse le cartelle pazze per Equitalia potrebbero diventare davvero un ricordo.
Dopo l'introduzione della «direttiva antiburocrazia» le autodichiarazioni presentate dai contribuenti per correggere errori evidenti sono state 45mila su 40 milioni di documenti spediti in media ogni anno.
Il che fa una percentuale dello 0,11 per cento, peraltro accolte nel 91% dei casi.
La direttiva è stata varata a maggio 2010 e consiste in un'indicazione precisa agli uffici: il cittadino che ritiene di aver ricevuto una cartella di pagamento non dovuta può chiedere direttamente a Equitalia la sospensione della riscossione e di eventuali procedure, senza dover prima chiedere all'amministrazione che ha incaricato Equitalia della riscossione di emettere lo sgravio.
In pratica, si salta un passaggio importante e complesso, perché Equitalia si è resa disponibile a fare da tramite e a ottenere lo sgravio direttamente dall'ente creditore.
Quindi, se il cittadino ritiene non dovute le somme richieste con la cartella di pagamento, può chiedere a Equitalia l'immediata sospensione della riscossione quando rileva degli evidenti errori nella fase della riscossione e cioè:
• quando ha già effettuato il pagamento delle somme contenute in cartella prima ancora della formazione del ruolo;
• quando ha già ricevuto un provvedimento di sgravio dall'ente creditore che annulla il debito;
• quando ha ottenuto una sospensione amministrativa (dall'ente creditore) o giudiziale (dal giudice) a seguito di ricorso;
• quando ha già ha ottenuto una sentenza favorevole dal giudice competente.
In tutti questi casi, l'iter per la sospensione è molto semplice. Al cittadino basta presentare direttamente agli uffici di Equitalia il modello di autodichiarazione, disponibile presso gli sportelli e scaricabile dal sito internet www.gruppoequitalia.it.

Il sole 24 ore - 6 ottobre 2011 - S. Fossati - pag. 36

La riscossione è più veloce e cara

Accertamento. Gli effetti dei nuovi avvisi esecutivi - Befera: «Un ingiustificato allarmismo» - Intimidazioni a Equitalia.
Azioni cautelari possibili dal 91° giorno - Ulteriore 9% sui ritardi nel pagamento

Rispetto al passato la riscossione è più cara e più veloce.
E più cara perché, nel nuovo atto di accertamento esecutivo (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), è scritto a chiare lettere che, in caso di pagamento oltre i 90 giorni dalla ricezione, sugli ulteriori interessi il contribuente dovrà calcolare l'aggio al concessionario (9%) anche per quel periodo.
Invece fino a settembre, cioè prima della riforma, questo compenso scattava solo in seguito alla scadenza dei 60 giorni dalla notifica della cartella da parte dell'agente della riscossione.
Ma la nuova riscossione è anche più veloce che in passato.
Perché, se il contribuente non paga le somme provvisorie, fin dal 91 giorno (ma anche prima, si veda l'articolo qui a fianco) l'agenzia delle Entrate lascia il carico a Equitalia.
Da questo momento, e per 180 giorni, la Spa pubblica è vero che non può fare azioni esecutive, ma può comunque mettere in campo quelle cautelari, come il fermo e l'ipoteca.
Prima del pignoramento e dell'espropriazione forzata veri e propri, quindi, passano almeno 270 giorni, vale a dire nove mesi, ma è lo stesso tempo che con le vecchie regole passava tra l'atto di accertamento e la cartella esattoriale.
«Niente allarmismi», ha però detto ieri il direttore delle Entrate, Attilio Befera, a Radioso: «Questa nuova regola riguarda soltanto gli accertamenti», ha spiegato.
«Non riguarda i controlli formali delle dichiarazioni, come ad esempio gli errori formali o la deducibilità degli oneri, e non riguarda i crediti dei Comuni e di tutti gli altri enti che si avvalgono di Equitalia per la riscossione.
Al contribuente - ha aggiunto Befera - è noto che complessivamente ci sono 270 giorni dal momento della notifica dell'accertamento prima che Equitalia possa fare dei passi di procedura esecutiva mentre, con i tempi ordinari delle procedure per la cartella di pagamento, arriviamo a 12 mesi».
E «il contribuente ha tutto il tempo per fare il ricorso».

Il sole 24 ore - 6 ottobre 2011 - A. Iorio, M. Peruzzi - pag. 36

Impianti fotovoltaico senza l'Ici

Due studi del Notariato sulla disciplina fiscale e giuridica della produzione di rinnovabili.
Il mantenimento dell'attività agricola salva dall'imposta

Gli impianti fotovoltaici non scontano l'Ici per la continuazione, ancorché parziale, della produzione agricola e acquisizione della categoria «D/10» o perla possibile funzione pubblica svolta, che permette l'attribuzione della categoria «E/3» al medesimo impianto.
Queste alcune indicazioni fornite con due documenti (studio n. 352011/T e n. 221/2011/C) approvati in luglio 2011 dalla Commissione studi tributari del Consiglio nazionale del notariato.
Profili civilistici. Il primo documento (studio n. 221-2011/C) si sofferma sull'inquadramento dell'impianto fotovoltaico, con riferimento alla natura mobile o immobile del bene, stante l'applicazione di normative completamente diverse, anche sotto il profilo fiscale.
Il documento ricorda che l'art. 812 c.c. dispone che «... sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d'acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche unite al suolo a scopo transitorio e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo ...».
Di conseguenza, resta fondamentale stabilire quando si configuri l'unione o l'incorporazione, ancorché transitoria, del bene al suolo, presupposto necessario per reputare immobili, dal punto di vista strettamente giuridico, i beni che non lo sono dal punto di vista naturalistico.
Sul tema, l'Agenzia del Territorio (circ. 3/T/2008) ritiene, in linea con la Suprema Corte (Cassazione, sentenza n. 16824/2006), di natura immobiliare la centrale elettrica, con conseguente inquadramento del bene nella categoria «D/1» e attribuzione di rendita, mentre l'Agenzia delle Entrate (circ. n. 38/E/2008 e 46/E/2007) ritiene immobile è solo ciò che non è possibile separare dal terreno, senza alterare la funzionalità dello stesso.
Non è di aiuto la disciplina urbanistica (art. 12, dlgs 387/2003), ma è evidente che la realizzazione di un impianto di notevole potenza (superiore almeno ai 20 kw) configura un intervento di trasformazione del territorio con la necessità di ottenere il permesso a costruire, mentre per la realizzazione di impianti di potenza più contenuta è richiesta la DIA (o SCIA); su tale assunto, solo se l'impianto è di grosse dimensioni e saldamente impiantato al suolo, lo stesso si può inquadrare come immobile.
Profili tributari. La questione della natura mobiliare e/o immobiliare dell'impianto è di estrema importanza, sia per i riflessi che la stessa ha sulle fonti di finanziamento (leasing, in primis) che sui profili inerenti la regolarità catastale, che possono incidere anche sulla natura contrattuale.

Italia Oggi - 6 ottobre 2011 - F. G. Poggiani - pag. 24