Rassegna stampa del 7 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Ai fini dell'Iva è decisiva la sede dell'attività

 

Ai fini dell'Iva, il criterio principale di collegamento del soggetto passivo con il territorio è rappresentato dalla sede dell'attività.
Di conseguenza, l'imprenditore che ha stabilito la sede dell'attività economica in uno stato membro diverso da quello nel quale mantiene la residenza, deve essere considerato in quest'ultimo stato come un soggetto non residente.
Questo l'importante chiarimento fornito dalla Corte di giustizia Ue con la sentenza 6/10/2011, nel procedimento C-421/10, avente a oggetto l'interpretazione delle disposizioni in materia di debitore dell'Iva, in particolare con riguardo ai presupposti necessari per l'applicazione del meccanismo dell'inversione contabile nel caso di effettuazione dell'operazione da parte di un soggetto non stabilito nel luogo in cui è dovuta l'imposta.
La questione, sollevata con riferimento alle pregresse disposizioni della sesta direttiva è ancor più rilevante alla luce della riforma del 2010.

Italia oggi - 7 ottobre 2011 - F. Ricca - pag. 30

Un archivio per le verifiche del 2011

 
I dati in possosso dell'Agenzia delle entrate pronti a rafforzare i controlli in prepaparazione.
Possibile già l'utilizzo degli oltre 550 mnl di rapporti censiti


L'archivio rapporti al servizio degli accertamenti 2011.
La macchina da guerra dell'Agenzia delle entrate, dove sono censiti oltre 500 mln di rapporti finanziari, è già pronta per essere utilizzata con i dati attuali in suo possesso per le verifiche.
E anche se l'ipotesi potrebbe restare di scuola per via dei tempi tecnici sulla carta c'è tutto il potenziale.
Tanto che in questi giorni l'intelligence di via Cristoforo Colombo ha più metodologie di intervento sul piatto.
In particolare su come utilizzare e analizzare i dati.
Da un lato infatti l'informazione nella pancia dell'archivio può essere utilizzata come un plus alla verifica, ad esempio con il redditometro si può aggiungere alle già ricche informazioni sulla capacità di ricchezza quelle relative all'esistenza di conti e rapporti finanziari mentre la seconda strada è quella di utilizzare l'archivio nella fase di costruzione dell'atto di accertamento.
E le due metodologie non sono una elisione dell'altra ma potrebbero anche coesistere.
Per l'utilizzo già dal 2011 è la manovra che ha ampliato l'uso delle indagini finanziarie a dare mano libera agli 007 fiscali che hanno una opzione in più dunque anche se il calendario della programmazione 2011 è già ben avviato e restano pochi mesi.
Al momento si sta ragionando nel definire i dettagli del funzionamento, se ad esempio l'opzione può esercitarla direttamente l'ufficio o comunque l'input e il via libera debbano arrivare dalla sede centrale.
In questo secondo caso i dati estrapolabili dall'archivio dei rannorti finanziari verrebbero utilizzati per la creazione di vere e proprie liste selettive basate su di un nuovo indicatore del rischio di evasione: il numero dei rapporti finanziari e patrimoniali in essere.
Dato quest'ultimo che verrebbe a sua volta confrontato con i livelli e la tipologia di redditi dichiarati dal contribuente estrapolandone così l'indicatore del rischio di evasione.
In altre parole un contribuente potrebbe essere ritenuto fiscalmente pericoloso per il semplice fatto di essere intestatario di più rapporti patrimoniali e finanziari censiti nell'anagrafe dei conti.
Come tutte le analisi del rischio di evasione sarà fondamentale un utilizzo ponderato e discreto dei dati contenuti nell'anagrafe dei conti correnti.
In particolare l'elemento fondamentale sarà costituito dalla costruzione dell'indice di rischiosità fiscale stesso. In altre parole finirà per risultare decisivo il rapporto posto a base fra numero e qualità di rapporti finanziari e patrimoniali intestati o riferibili al contribuente e rischio evasione.

Italia Oggi - 7 ottobre 2011 - C. Bartelli, A. Bongi - pag. 31

Soglia contante prelievo snello

Chiarimenti Mef sull'applicazione dei limiti

Sulla nuova soglia del contante di 2.500 euro in arrivo i chiarimenti del ministero dell'economia.
I tecnici di via XX Settembre starebbero valutando di intervenire per meglio precisare l'ambito di intervento e di operatività del nuovo limite del circolante portato dai precedenti 5.000 euro ai 2.500 dalla manovra correttiva.
L'intervento si è reso necessario perché stanno arrivando sulle scrivanie del Mef una serie di segnalazione da parte delle banche che hanno interpretato in maniera molto restrittiva e fuori dalla portata della norma l'obbligo di comunicazione al ministero stabilito dalle norme antiriciclaggio.
Secondo quanto risulta a ItaliaOggi per l'amministrazione non esiste nessun obbligo di comunicazione se un cliente della banca va allo sportello e preleva o versa somme superiori ai 2.500 euro.
La segnalazione, entro 30 giorni, secondo l'articolo 51 dlgs 231/07 scatta solo quando ci sono elementi ulteriori al semplice prelevamento o versamento a conoscenza dell'intermediario.

Italia oggi - 7 ottobre 2011 - C. Bartelli - pag. 31