Rassegna stampa del 10 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

PrivacyXP  

Contro le violazioni si burra dal Garante

Codice Privacy.

In presenza di una violazione dlle disposizioni in materia di privacy, oltre ad agire in sede giudiziaria, l'interessato può rivolgersi al Garante Privacy, attraverso gli strumenti della cosidetta "tutle amministrativa" (reclamo e segnalazione) e "tutela altrernativa a quella giurisdizionale" (ricorso).
Violazioni denunciabili
Dinanzi al Garante, l'interessato può sollevare qualsiasi problema di violazione alla normativa privacy, facendo aprire (o sollecitando) un'istruttoria, che può sfociare nell'adozione di provvedimenti da parte dell'Autorità oppure nella trasmissione degli atti alla magistratura penale, per vagliare se la violazione possa integrare gli estremi di reato.
La strada giusta
Entrando nel dettaglio, ogni cittadino che si senta leso in un proprio diritto alla privacy e non intensa avviare un'azione giudiziaria, può rivolgersi al Garante, seguendo tre percorsi diversi: il reclamo(...), la segnalazione(...), il ricorso(...).
Poteri del Garante
Il Garante può invitare il Titolare del trattamento, responsabilei di aver violato le disposizioni privacy, a porre rimedio autonomamente, con possibilità di contradditorio con il ricorrente.
In alternativa, l'Autorità può indicare i correttivi necessari. Se il titolare non ademipie, oppure se l'Autorità evidenzi il rischio di grave pregiudizio per gli interessati, si passa ad interventi più incisivi, come il blocco o il divieto del trattameto.
Inoltre, i provvedimenti sanzionatori possono essere oggetto di pubblicazione.

Il sole 24 ore - 10 ottobre 2011 - Inserto "L'esperto risponde" - Riccardo e Rosario Imperiali - pag. 3

Studi di settore, categorie compatte contro la stretta

Fisco. Nel mirino sanzioni e accertamenti più facili varati dalle manovre estive.
Imprese e professionisti chiedono un dietrofront

Un passo indietro rispetto alla stretta delle manovre estive sugli studi di settore. E la richiesta che arriva da imprese e professionisti. L'aumento delle sanzioni e il rischio di accertamento in presenza di uno scostamento del 10% del reddito dichiarato rispetto a quello "ricostruito" rischiano di compromettere i rapporti diplomatici tra fisco e categorie.
Una collaborazione che aveva portato a modifiche condivise negli ultimi anni.
Certo, ci sono gli indicatori non incoraggianti sul fronte evasione rilevati dall'Agenzia delle entrate.
Come ha ricordato il direttore centrale dell'accertamento, Luigi Magistro, i controlli effettuati in tutta Italia stanno portando alla luce i ritocchi artificiosi ai «costi residuali che consentono a molti di aggiustare lo studio per allinearsi sulla carta e fraudolentemente ai redditi presunti».
Eppure le ultime norme non convincono affatto i rappresentanti del mondo produttivo.
Gli effetti sulla congruità Claudio Carpentieri, responsabile politiche fiscali Cna, rileva un gap di coerenza tra il lavoro fatto per «rendere gli studi di settore sempre più affidabili e poi consentire più facilmente all'amministrazione fmanziaria di disconoscere la congruità dei ricavi per applicare altri metodi di accertamento non condivisi».
Il pericolo è «una disaffezione alla congruità dei ricavi» e - aggiunge - le modalità per raggiungere la fedeltà fiscale «non sono certo quelle di moltiplicare e intensificare le misure di accertamento ex post limitando l'efficacia delle misure di compliace».
Che fare? Antonio Vento, responsabile fiscalità d'impresa di Confcommercio, è chiaro: «E opportuno il ritorno alla normativa precedente.
Si è intervenuti sulla materia unilateralmente e peraltro in modo disomogeneo.
Abbiamo assistito all'aumento delle sanzioni in caso di mancata comunicazione o di falsificazione nei dati comunicati all'amministrazione e all'eliminazione della norma che obbligava l'amministrazione fmanziaria a motivare il proprio comportamento, in presenza di una situazione congrua.
Queste modifiche, disattendendo quanto previsto nel nuovo protocollo d'intesa, sono state percepite come una profonda mutazione delle relazioni con l'amministrazione finanziaria».

Il sole 24 ore - 10 ottobre 2011 - A. Curiat, G. Parente - pag. 1

Tiro incrociato alle perdite fiscali

Società. Dopo il monitoraggio varato con il Dl 78/2010 le manovre estive fanno crescere ancora il rischio di controlli.


Si accentua la stretta sui contribuenti in perdita fiscale.
Agli interventi già varati con il Dl 78/2010 si aggiungono quelli delle due manovre estive: dichiarare oggi una situazione di perdita fiscale (cosa ben diversa dalla perdita civilistica), attira ormai i controlli in modo "concentrico". Vediamo come.
La normativa di comodo

Il primo rischio è quello di far scattare le norme sulle società non operative.
Le imprese che chiuderanno l'esercizio 2011 in perdita fiscale per la terza volta consecutiva saranno infatti considerate "di comodo" nel 2012 e saranno quindi assoggettate a tassazione sulla base di questo regime.
L'articolo 2, comma 36-decies del Dl 138/2011 considera non operative le società che, pur realizzando ricavi superiori ai minimi della legge 724/1994 (istitutiva della disciplina sulle società di comodo), dichiarano perdite fiscali per tre esercizi consecutivi ovvero una perdita fiscale in due di questi esercizi e un reddito inferiore ai minimi nell'altra annualità.
La non operatività parte dall'esercizio seguente al triennio e trova applicazione, per le società con esercizio coincidente con l'anno solare, a partire dal 2012 (esercizio successivo a quello in corso al 17 settembre 2011) e avrà come base di riferimento il periodo 2009-2010-201.
La situazione di perdita fiscale può quindi causare un controllo in azienda i cui esiti sono a volte già predeterminati data l'operatività della tassazione forfettaria prevista per le società di comodo.
Le altre misure estive Completano il quadro del giro di vite sulle perdite fiscali la novella contenuta nell'articolo 23, comma 9, del Dl 98/2011, per la quale il riporto in avanti delle perdite fiscali previsto dall'articolo 84, Tuir viene limitato all'8o% del loro ammontare e la prassi Ocse che mette sotto monitoraggio le perdite come strumento principe per le cosiddette pianificazioni fiscali aggressive.

Il sole 24 ore - 10 ottobre 2011 - A. Tomassini - pag. 5