Rassegna stampa del 11 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Senza "libri" niente sconti Iva

Cassazione. Nessuna detrazione se la contabilità è smarrita

In presenza di furto o smarrimento della contabilità la dimostrazione degli acquisti su cui si è detratta l'Iva compete al contribuente, a nulla rilevando che l'Agenzia delle Entrate non abbia fatto un accesso presso l'azienda, essendo sufficiente anche l'invio di un questionario con il quale si richiedeva la contabilità.
A chiarirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20580 depositata lo scorso 7/10/2011.
La vicenda era iniziata infatti quando al curatore di una società fallita veniva notificato un questionario con cui si chiedeva l'esibizione delle scritture contabili.
La documentazione non era esibita in quanto irreperibile e così l'ufficio riprendeva a tassazione l'Iva detratta sugli acquisti.
Il ricorso del contribuente era accolto dalla Ctp e confermato dal giudice di appello secondo cui l'elemento caratterizzante del disconoscimento doveva ravvisarsi non certo nella momentanea irreperibilità dei documenti o nella loro indisponibilità, ma in un comportamento intenzionale.
Nella specie il rifiuto del curatore era dovuto all'impossibilità di rinvenimento delle scritture.
Peraltro l'ufficio non aveva fatto alcun accesso presso l'azienda che avrebbe consentito maggiore certezza circa l'inesistenza delle scritture o il rifiuto di esibizione.
Nel ricorso per cassazione l'amministrazione lamentava che nessun obbligo di preventiva ispezione incombeva sull'amministrazione in quanto non vi sono norme che impediscono di rettificare le detrazioni in assenza di ispezione.
La Cassazione ha sostanzialmente condiviso le tesi dell'Agenzia evidenziando che in ipotesi di contestazione di indebita detrazione Iva per l'acquisizione di beni o servizi spetta al contribuente l'onere di provare la legittimità e la correttezza della citata detrazione mediante l'esibizione delle corrispondenti fatture. In caso contrario è legittima la rettifica operata dall'amministrazione.

Il sole 24 ore - 11 ottobre 2011 - A. I - pag. 38

Premio a chi paga le tasse "giuste"

Lotta all'evasione. Il direttore dell'agenzia delle Entrate pensa a un encomio per la fedeltà tributaria.
Befera «Un codice di condotta anche nel rapporto con le banche»

Un premio alla fedeltà fiscale. La proposta l'ha lanciata lo stesso direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera: «Credo sia opportuno iniziare a pensare una qualche forma premiale» per chi paga le tasse regolarmente. Befera ai microfoni di Radio 2 ha confermato, infatti, che il fisco italiano ci sta pensando seriamente: «Si potrebbe citare o dare un encomio a chi, a seguito dell'attività di verifica, è risultato perfettamente in regola». Secondo il direttore delle Entrate, «occorre fare un'operazione di incentivazione. Interveniamo solo dal lato della deterrenza e della compliance in un sistema che è fondato sull'autotassazione».
Il che non significa fare sconti o abbassare la guardia nei confronti di chi invece le regole fiscali non le rispetta o le aggira abilmente.
La lotta all'evasione procede e l'agenzia delle Entrate conferma le stime degli incassi attesi dal contrasto all'evasione e all'elusione attesi per il 2011: «Ci aspettiamo di migliorare i risultati del 2010 arrivando a recuperare entro la fine dell'anno n miliardi».
Anche sulle compensazioni - ha detto ancora Befera, questa volta a margine del seminario di studio tra settore bancario, Entrate e Ocse - il Fisco continua a recuperare.
Per quanto riguarda, poi, il rapporto con il mondo bancario, il direttore delle Entrate - aprendo i lavori della due giorni di studio organizzate dall'Abi - ha auspicato che si possa giungere presto a un codice di condotta tra amministrazione finanziaria e istituti di credito: «Il sistema bancario è una componente importante che non va confinato al solo ruolo di contribuente, ma deve essere visto come intermediario», ha detto.
Sulla necessità di migliorare le relazioni tra fisco e sistema bancario ha posto l'accento anche il vicepresidente dell'Abi e presidente delle banche estere (Aibe), Guido Rosa.
A margine dei lavori del seminario, Rosa ha precisato che uno dei maggiori problemi per le banche straniere in Italia è quello fiscale: «Il sistema bancario italiano è quello che paga più tasse in Europa». Secondo Rosa, «il dialogo con l'agenzia delle Entrate c'è, ma scarseggia la certezza di regole e la trasparenza».

Il sole 24 ore - 11 ottobre 2011 - M. Mobili - pag. 38

Società di capitali e di comodo

La manovra di Ferragosto (dl 138 del 2011) prevede solo l'esonero dal test di operatività.
Nessuna esclusione dal regime in caso di perdite nel triennio

I soggetti cui è fatto l'obbligo di costituirsi nella forma di società di capitali per legge, si configurano come società di comodo se hanno realizzato perdite nell'ultimo triennio.
Per queste società non sussistono clausole di esclusione specifiche dal regime delle società di comodo, ma solo l'esonero dall'effettuazione del test di operatività.
Questo ciò che emerge dalla combinata lettura del comma 36-decies, dell'art. 2, dl n. 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011 (cosiddetta «Manovra di Ferragosto»), dal provvedimento direttoriale dell'Agenzia delle entrate n. 2008/23681 e dalle disposizioni inserire nell'art. 30, della legge 23/12/1994 n. 724, avente a oggetto le società non operative.
Il comma richiamato della manovra di mezza estate, infatti, dispone che «... pur non ricorrendo i presupposti di cui all'articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, le società e gli enti ivi indicati che presentano dichiarazioni in perdita per tre periodi d'imposta consecutivi sono considerati non operativi a decorrere dal successivo quarto periodo d'imposta...»; naturalmente, continua la disposizione appena richiamata, «... fatte salve le cause di non applicazione della disciplina (...) di cui al predetto articolo 30 della legge 724 del 1994...».
La semplice lettura di tale articolo, con particolare riferimento al caso delle società obbligate a costituirsi nella forma di società di capitali (ma anche in presenza delle ulteriori fattispecie, di cui al secondo periodo, del comma 1, del citato art. 30, legge 724/1994) rende possibile la anon applicazione» del test di non operatività indicato dal comma 1 ma, in assenza di una ulteriore conferma ministeriale, non esclude l'ingresso di questi soggetti tra le società di comodo.
Completamente diversa appare, allo stato attuale, la situazione riferibile alla cosiddetta «disapplicazione oggettiva» in quanto ai sensi del comma 4-ter, introdotto dal comma 128, della legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008) sono state individuate, mediante specifico provvedimento direttoriale (Agenzia delle entrate, provvedimento 14/2/2008 n. 23681), illustrato con un documento di prassi emanato nella medesima data (Agenzia delle entrate, circ. 14/2/2008 n. 9/E), determinate fattispecie per le quali è consentita l'esclusione dall'intera disciplina, senza che si renda necessaria la presentazione della specifica istanza e l'ottenimento del parere positivo dell'Amministrazione finanziaria.
In effetti, quanto prescritto dal secondo periodo, del comma 1, dell'art. 30 e quanto indicato al comma 4-ter del medesimo articolo opera diversamente in questi termini; il secondo periodo del comma 1 esclude soltanto quanto prescritto dal comma 1 dell'art. 30 (in sintesi, l'applicazione del test di operatività), mentre il comma 4-ter, del medesimo art. 30, dispone la «disapplicazione» delle disposizioni dell'intero articolo 30, della legge n. 724 del 1994.

Italia oggi - 11 ottobre 2011 - F. G. Poggiani - pag. 28

Sanatoria liti anche sulle cartelle

La direzione provinciale di Bergamo estende l'applicazione della normativa del dl 98/2011.
Definizione delle controversie aventi a oggetto i ruoli

Definizione delle liti pendenti possibile anche per le cartelle di pagamento emesse ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del dpr n. 600/1973.
Risalgono a questi ultimi giorni, infatti, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate sulla possibilità di definire in via agevolata anche tale tipologia di contenziosi.
Nello specifico, la Direzione provinciale di Bergamo, confermando le prese di posizione dell'Agenzia delle entrate, divulgate in precedenza con le circolari 3/E dei 15 gennaio 2003 e 12/E del 21 febbraio 2003, con nota del 29 settembre 2011, esplicativa dell'istituto della definizione delle liti pendenti introdotto dal dl 98/2011, ha affermato che «sono definibili le controversie aventi ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto che abbia funzione impositiva, ad eccezione degli atti aventi ad oggetto il silenzio, espresso o tacito, alla restituzione di tributi, il diniego o revoca di agevolazioni tributarie, salvo che l'atto impugnato contenga l'accertamento di maggiori tributi o l'irrogazione di sanzioni, l'avviso di liquidazione ed il ruolo, ove finalizzati alla mera riscossione di tributi ed ove non contengano una rettifica di dati dichiarati».
Alla luce di tali ultimi orientamenti, sembra potersi concludere, che, relativamente alle cartelle di pagamento ex artt. 36-bis e 36-ter del dpr n. 600/1973, l'unico caso in cui la lite non sarebbe definibile in via agevolata è quello relativo all'omesso versamento di imposte regolarmente indicate in dichiarazione.
Tale attività, infatti, riveste una funzione puramente esattiva, di somme indicate dal contribuente medesimo in dichiarazione e successivamente non versate, restando avulsa qualsiasi attività di tipo puramente accertativo. Risale al condono del 2002 la problematica inerente alla possibilità di definire in via agevolata le cartelle di pagamento emesse ex art. 36-bis e 36-ter del dpr.

Italia Oggi - 11 ottobre 2011 - S. Loconte, G. Antonaci - pag. 30