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Rassegna stampa del 17 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Il mutuo oltre il costo non basta al fisco

Accertamento. La giurisprudenza mette i paletti alla rettifica: si tratta di una presunzione semplice che va suffragata da altre circostanze.
La semplice differenza rispetto al valore dell'immobile nel rogito non prova l'evasione

Più paletti dalla giurisprudenza agli accertamenti immobiliari del Fisco.
Dopo la sentenza 96/8/11 della Ctr Lombardia (si veda II Sole 24 Ore del 7 agosto scorso), un nuovo stop arriva ora dalla Ctr Emilia Romagna in attesa che sia la Cassazione a pronunciarsi dopo l'abolizione del valore di presunzione legale all'Orni.
Secondo i giudici d'appello emiliani, infatti, l'importo del mutuo erogato nonè un elemento di per sé sufficiente per accertare il maggiore valore di vendita dell'immobile in quanto non esiste un legame diretto tra questi due elementi.
L'efficacia probatoria del mutuo configura, dunque, una presunzione semplice che deve essere confermata da altri elementi per giustificare l'accertamento di un prezzo diverso da quello indicato in fattura o nell'atto di compravendita. A chiarirlo è la sentenza n. 75/20/2011 che affronta una problematica, interessante quanto diffusa, relativa all'accertamento del valore degli immobili venduti, da parte dell'amministrazione, sulla base dei mutui fondiari concessi dagli istituti di credito.
Nel caso specifico, l'ufficio aveva notificato a una società di costruzione di immobili (Snc) per gli anni di imposta 2003, 2004, 2005, avvisi di accertamento con cui venivano contestati corrispettivi non dichiarati a seguito di vendita di abitazioni a privati e, conseguentemente accertato un maggior imponibile ai fini Irpef, Iva e Trap.
Gli atti erano stati ritualmente impugnati dalla Snc davanti alla Ctp di Reggio Emilia che, con la sentenza n. 55/01/2008, li aveva annullati.E aveva stabilito peraltro che l'amministrazione finanziaria non poteva legittimamente utilizzare, come prove, le informazioni raccolte attraverso i questionari inviati agli intermediari finanziari che avevano erogato mutui agli acquirenti degli immobili, e non invece mediante la procedura di indagini finanziarie (articolo 32, comma 1, punto 7, del Dpr 600/73).
La sentenza è stata poi impugnata dall'ufficio che proponeva ricorso in appello per carenza di motivazione. L'amministrazione aveva ribadito l'utilizzabilità dei dati acquisiti non attraverso la procedura di indagini finanziarie ma mediante questionari, per la «superiore esigenza di realizzare la giusta imposizione».

Il sole 24 ore - 17 ottobre 2011 - F. Falcone, A. Iorio - pag. 1

Via libera al fisco che cerca in banca indizi di evasione

L'Agenzia può ottenere informazioni di massa anche senza l'avvio del singolo accertamento

Cadono gli ultimi presidi del segreto bancario e il fisco ottiene dal legislatore un via libera incondizionato ad acquisire informazioni dettagliate dagli intermediari fmanziari per elaborare liste selettive di contribuenti da sottoporre a verifica.
La nuova regola varata con il Dl 138/2011 consentirà di realizzare indagini di massa sulla base di analisi del rischio che, non partendo più da una posizione individuale già sottoposta a controllo, rileveranno tutte le situazioni fmanziariamente anomale: il tutto, da incrociare con i molti altri strumenti a disposizione delle Entrate a caccia di potenziali evasori.
Certamente le nuove regole - che chiederanno la diretta collaborazione degli intermediari - potrebbero scontrarsi con i principi costituzionalmente garantiti della tutela della proprietà privata, del risparmio e della riservatezza.
L'articolo 2, comma 36 undeviecies, del Dl 138/2011 interviene direttamente sull'articolo 7 del Dpr 605/73, estendendo i casi in cui le Entrate possono acquisire informazioni dagli intermediari finanziari.
Derogando ai principi per cui questi dati possono essere acquisiti solo per svolgere specifiche indagini bancarie collegate a controlli già avviati (articolo 32 del Dpr 600/73 o articolo 51 del Dpr 633/72) o per recuperare delle somme nell'ambito dell'attività di riscossione, la norma consente alle Entrate di elaborare «specifiche liste selettive di controllo basate su informazioni relativi ai rapporti e alle operazioni finanziarie» che sono informati-camente rilevati dagli intermediari abilitati.
L'unico limite (più formale che sostanziale) è che l'agenzia deve, per individuare le informazioni da acquisire, sentire le associazioni di categoria degli intermediari: una forma di tutela per gli intermediari che evita un impatto troppo oneroso in termini di costo e di utilizzo di risorse umane che non un limite sostanziale alle possibilità di analisi del fisco.

Il sole 24 ore - 17 ottobre 2011 - B. Santacroce - pag. 2

Ires al 38% sul reddito presunto


Per le società in perdita triennale, che entrano nella famiglia delle non operative, l'aliquota Ires maggiorata al 38% è applicabile anche alla quota eccedente il reddito minimo.
Sempre che non possa essere neutralizzata dalle perdite pregresse.
E la situazione paradossale effetto dei commi 36-decies e 36-undicies, dell'art. 2, della legge n. 148/2011, di conversione del dl n. 138/2011 (la cosiddetta «Manovra di Ferragosto»), aventi a oggetto la disciplina delle società non operative, di cui all'art. 30, della legge n. 724/1994 (si veda Italia Oggi dell'1/10/2011 e dell'11/10/2010).
Sulla novità introdotta dalla manovra estiva si conferma, innanzitutto, l'applicazione dell'aliquota Ires maggiorata (27,5% 10,5%) sull'intero reddito, compreso eventualmente quello eccedente l'importo minimo, fatta salva la compensazione della stessa eccedenza con le perdite riportate da esercizi antecedenti in cui non è stata applicata la disciplina.
In secondo luogo, per le imprese che rilevano perdite consecutive per tre periodi d'imposta o per due periodi d'imposta con un periodo in utile, ma inferiore al reddito minimo determinato come indicato al punto che precede, scatta l'ulteriore fattispecie della qualifica «di comodo» del soggetto, che opera a prescindere dal superamento o meno del test di operatività e, di conseguenza, ancorché siano realizzati ricavi e proventi di ammontare superiore a quelli presunti. Inoltre, per quanto concerne la decorrenza, è stato disposto che le società e gli enti diventano non operativi nel quarto anno successivo al triennio in perdita, addirittura con l'acquisizione già dal periodo successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della manovra estiva (2012), come chiarito in sede di interrogazione parlamentare (Q.T. 15 settembre 2011 n. 5-05309).

Italia oggi - 17 ottobre 2011 - F. G. Poggiani - pag. 4


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