Rassegna stampa del 18 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Sotto controllo gli affitti

Lotta all'evasione. La comunicazione all'agenzia delle Entrate sul leasing allarga il campo d'azione.
Il monitoraggio si estende anche al contratto di noleggio

Contratti di leasing e di locazione sotto la lente del fisco.
Il provvedimento dell'agenzia delle Entrate del 5 agosto scorso impone l'invio, entro il 31 dicembre 2011, dei dati relativi a contratti di locazione finanziaria e operativa in essere nel biennio 2009-2010.
Con il comunicato stampa del 26 settembre scorso l'agenzia delle Entrate ha esteso l'obbligo anche alle società commerciali (non finanziarie) che svolgono attività di mera locazione o di noleggio, di beni mobili e immobili, ma si attende un chiarimento sui soggetti effettivamente interessati dall'adempimento.
Locazione e noleggio L'articolo 7, comma 12, del Dpr 605/73 stabilisce la facoltà per l'Amministrazione finanziaria di richiedere a società ed enti di comunicare dati e notizie in loro possesso, al fine dello svolgimento dei controlli fiscali.
Con il provvedimento del 5 agosto, l'agenzia delle Entrate, in applicazione di tale norma, ha introdotto nuovi obblighi di comunicazione finalizzati al potenziamento degli accertamenti sintetici e da "redditometro" (articolo 38, commi 4 e seguenti, Dpr 600/73).
Il provvedimento indica quali soggetti obbligati all'adempimento le società che esercitano attività di leasing finanziario e operativo, ma con un successivo comunicato stampa del 26 settembre 2011 la comunicazione viene estesa anche agli operatori commerciali che svolgono attività di locazione o di noleggio.
Operatori che, a quanto si desume dal medesimo comunicato, sembrano essere le società di capitali - diverse dagli enti finanziari iscritti negli appositi elenchi previsti dal decreto legislativo 385/93 - che svolgono (non è chiaro se in via prevalente o anche occasionalmente) attività di locazione o noleggio di beni immobili o mobili.
Secondo queste indicazioni, che richiederanno peraltro una tempestiva conferma ufficiale, dovrebbero procedere all'invio degli elenchi, che sono alternativi allo "spesometro" disciplinato dall'articolo 21 del Dl 78/10, oltre alle società di leasing, anche coloro che noleggiano beni (mezzi di trasporto, beni strumentali, eccetera) e le imprese immobiliari di gestione, ma solo, almeno così sembrerebbe, se costituite in forma di società di capitali.

Il sole 24 ore - 18 ottobre 2011 - L. Gaiani - pag. 33

Società di comodo alla prova del reddito minimo

Le non operative. I dubbi da chiarire

Significativi dubbi operativi si presentano nell'applicazione delle novità in materia di società di comodo, specie in relazione alla nuova fattispecie della società in perdita fiscale reiterata per tre esercizi.
Oltre alle questioni segnalate sul Sole 24 Ore del 22 settembre scorso, vanno risolte le problematiche inerenti la determinazione del reddito minimo, la rilevanza delle cause di esclusione verificatesi nel triennio, e la determinazione dell'acconto da versare nel 2011 anticipando gli effetti del Dl 138/11.
Il reddito minimo La società in perdita per due esercizi potrebbe produrre nel terzo anche un reddito, ma tale circostanza non assicura l'esclusione dalla declatoria di non operatività, poichè quel reddito deve essere almeno uguale a quello minimo determinato con i parametri dell'articolo 3o, comma 3 della legge 724/1994.
Questa verifica è alquanto impegnativa dato che applicare i parametri di redditività (1,5% per le partecipazioni, 4,75% per gli immobili diversi dagli uffici su cui si applica il 4%, 12% delle altre immobilizzazioni materiali ed immateriali) ad una impresa operativa (ancorchè in perdita) significa determinare un reddito minimo rilevante, poichè è probabile che vi sia un attivo patrimoniale di una certa entità.
Proprio per questo è opportuno ricordare quali sono le regole proprie di determinazione del test di redditività che in parte divergono da quello di operatività.
I parametri nel test di redditività vanno applicati ai soli dati dell'esercizio di riferimento e non alla media triennale (test di operatività), ma le regole con cui le poste dell'attivo patrimoniale si inseriscono nel test di operatività valgono anche per quello di redditività? Ad esempio, se una società affitta immobili a equo canone eper tale motivo essi sono esclusi dal test di operatività vanno esclusi anche dal test di redditività? La risposta positiva che emerge dalla circolare 9/08 è confermata dal tracciato ufficiale del modello Unico che assume nel test di redditività i dati patrimoniali inseriti nel test di operatività e riferiti all'ultimo esercizio, cioè quello di riferimento.
La conclusione a cui si perviene, quindi, è che i beni esclusi dal test di operatività per una causa di disapplicazione parziale (immobili locati ad equo canone oppure partecipazioni in società operative), non vanno inseriti nella determinazione del reddito minimo, così come i beni acquisiti in corso di anno vanno considerati non per l'intero valore bensì pro rata temporis.
Questi elementi in alcuni casi renderanno (relativamente) più facile rispettare il dato del reddito minimo figurativo.

Il sole 24 ore - 18 ottobre 2011 - P. Meneghetti - pag. 33

Il finanziamento è una spia di omessa fattura

Se il prezzo è più basso del prestito

Se vi sono ripetuti finanziamenti ottenuti dai clienti, di importo superiore al prezzo di vendita, il giudice di merito deve valutare attentamente se essi possono costituire presunzioni idonee per contestare l'omessa fatturazione da parte del venditore, non potendosi limitare ad affermare la semplice insufficienza di tali indizi.
A stabilirlo è la Cassazione, sezione tributaria, con l'ordinanza 21455 depositata ieri.
La guardia di finanza ha contestato a un commerciante di motoveicoli l'omessa fatturazione di acconti sulle vendite di moto.
Il rilievo si basava sul fatto che i clienti sistematicamente sottoscrivevano un contratto di finanziamento per l'acquisto del bene e, puntualmente, la somma richiesta era superiore al prezzo fatturato.
Entrambi i giudici di merito hanno però ritenuta non fondata la rettifica, in quanto basata su presunzioni non ritenute gravi, precise e concordanti.
E stato anche eccepito che non erano stati identificati gli acquirenti che avrebbero versato gli eventuali acconti non fatturati con la conseguenza che la rettifica doveva ritenersi infondata e priva dei riscontri.
L'Agenzia nel ricorso in Cassazione ha rilevato che i giudici di appello non avevano tenuto conto del fatto che le somme fatturate per la vendita dei veicoli erano sistematicamente inferiori ai finanziamenti ottenuti dai clienti per l'acquisto dei medesimi.
La Suprema corte ha condiviso la tesi erariale: la divergenza che emerge tra l'importo del prezzo dei beni venduti e i contratti di finanziamento conclusi dagli acquirenti costituisce un fatto che il giudice di merito avrebbe dovuto esaminare per valutarne la sussistenza tecnica e la valenza indiziaria.
Ciò al fine di esaminare se le presunzioni semplici su cui si basava l'accertamento fossero sufficientemente gravi, precise e concordanti ai fini della prova della sistematica sotto-fatturazione, anche solo per negare tale sufficienza.
Il mancato esame rende insufficiente la motivazione della sentenza di appello con la conseguenza che essa è stata cassata con rinvio.

Il sole 24 ore - 18 ottobre 2011 - A. Iorio - pag. 34

Modello omesso, impatto parziale

Studi di settore. L'incremento della misura scatta solo in caso di infedeltà accertata.
Immutate le sanzioni previste per mancata dichiarazione

L'omessa presentazione del modello studi non innalza le sanzioni riferite all'omessa dichiarazione. In tal caso oltre alla sanzione dal 120 al 240% delle imposte evase si affianca solo la sanzione di 2.065 euro per l'omissione di Gerico.
La maggiorazione del 50% delle sanzioni irrogabili scatta solo in caso di accertamento per infedele dichiarazione.
Questo quanto emerge dalla lettura coordinata delle vecchie e nuove disposizioni in materia di sanzioni collegate alle omissioni e infedeltà riguardanti la compilazione del modello rilevante per l'applicazione degli studi di settore.
Il comma 28 dell'articolo 23 del dl n. 98/11 ha modificato in maniera consistente il sistema sanzionatorio riferito agli studi di settore.
In primo luogo è stata introdotta la previsione della sanzione nella misura di 2.065,00 euro nel caso di omessa presentazione del modello studi.
La sanzione fissa in misura massima in particolare:
- è svincolata dalla presentazione o meno del modello di dichiarazione Unico;
- si applica a condizione che il contribuente non abbia adempiuto alla presentazione del modello studi anche a seguito di esplicito invito da parte dell'Agenzia delle entrate.
La circolare n. 41 del 2011, al riguardo, ha precisato che la sanzione in esame è riferita solo allo studio di settore «effettivo», ossia quello utilizzabile ai fini dell'adeguamento in dichiarazione e dell'accertamento.
Non incorrono, invece, nella maggiorazione i contribuenti che omettono l'invio del c.d. «studio di settore statistico», anche se è evidente che la contestazione della misura massima della sanzione potrebbe essere elevata pure in simili circostanze qualora l'agenzia delle entrate ponga in dubbio il ricorrere della causa di esclusione o di inapplicabilità devo studio di settore che. ha determinato la necessita del solo modello statistico.
Il quadro sanzionatorio è poi completato con la previsione della maggiorazione del 50% delle sanzioni irrogabili in caso di infedele dichiarazione ai fini Ii.dd., Iva e Irap.

Italia Oggi - 18 ottobre 2011 - M. Tozzi - pag. 29