Rassegna stampa del 21 ottobre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Con l'antielusione test sui dipendenti

 
Manovre. Un'interpretazione letterale della norma sui beni in godimento ai soci minaccia di colpire casi non preventivati.
Da precisare gli ambiti in cui è obbligatoria la comunicazione per l'assegnazione

La disciplina antielusiva dei beni di godimento prevista dalla manovra di ferragosto potrebbe rischiare di colpire, anche non volendolo, i soci dipendenti e i loro familiari.
Questo è uno degli effetti che è stato affrontato durante la diretta Map (i moduli di formazione continua per i commercialisti) di ieri che ha visto coinvolti professionisti e fisco.
In effetti, la nuova lettera h-ter del comma i dell'articolo 67 del Tuir prevede che, se già non abbia concorso alla formazione del reddito nell'ambito di altra categoria reddituale (tra cui il reddito di lavoro dipendente), costituisce reddito diverso la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell'impresa a soci o familiari dell'imprenditore.
La disposizione, oltre a cercare di "stanare" chi provi a occultare il possesso di beni rilevanti ai fini dell'accertamento sintetico (redditometro), cerca di colpire anche il socio di riferimento della società che non deliberi la distribuzione di utili (con i quali potrebbe poi acquisire i beni che ha in godimento alla propria sfera patrimoniale), per differire il prelievo Irpef sui dividendi.
Potrebbero essere tuttavia colpiti anche soci che non possono incidere sulla volontà assembleare, in quanto possessori di partecipazioni non rilevanti, magari destinatari del godimento dei beni d'impresa a titolo di integrazione della retribuzione, tuttavia già "tassati" (ovvero "addebitati" di un canone) per un ammontare convenzionale quantificato a norma dell'articolo 51 del Tuir che potrebbe inferiore rispetto a quello "normale" (da determinarsi, invece, ex-articolo 9 del Tuir), finendo per "colpire" potenzialmente - per esempio - anche lavoratori dipendenti che siano anche soci, in quanto destinatari di piani di azionariato diffuso, ovvero meri investitori di borsa, oltre che dell'uso di un'abitazione o di un veicolo fornita dal datore di lavoro.
Se fosse così, il legislatore avrebbe "centrato" anche dei bersagli che forse non erano nel proprio programma di contrasto all'evasione o all'elusione fiscale.

Il sole 24 ore - 21 ottobre 2011 - G. Cristofori, B. Santacroce - pag. 22

Ai minimi si può passare dai regimi semplificati

 
Telefisco online. Il requisito sull'assenza di lavoro d'impresa o autonomo fa riferimento al periodo precedente l'inizio dell'attività.
Resta da chiarire se il quinquennio per l'agevolazione parte dal momento della scelta


IL regime dei minimi, dopo le modifiche apportate dall'articolo 27 del decreto legge 98/2011, ha subito un ridimensionamento per effetto dell'introduzione di rigorosi requisiti di accesso, ma al tempo stesso è molto vantaggioso in quanto l'imposta sostitutiva dovuta sul reddito è stabilita nella misura del 5 per cento.
Oltre alle persone fisiche, che iniziano l'attività dal 1 gennaio 2012, il nuovo regime può essere applicato anche dai soggetti che hanno iniziato l'attività professionale o d'impresa dopo i131 dicembre 2007.
Tali soggetti devono verificare se sussistevano a ritroso le condizioni che oggi rappresentano i requisiti di accesso e cioè:
• non aver svolto nel triennio precedente alcuna attività d'impresa e di lavoro autonomo.
• L'attività iniziata non costituisca la prosecuzione di altra attività svolta come lavoratore dipendente o autonomo.
Per i contribuenti in attività dopo il i gennaio 2008 occorre verificare se il comportamento adottato dopo la tale data possa coesistere con un nuovo regime dei minimi.
Si possono presentare le seguenti situazioni.
1 - Il contribuente ha scelto il regime de i minimi fin dalla data di inizio attività e lo sta tuttora applicando.
Per questi soggetti il regime può proseguire fmo al quinto annodi attività e cioè, ad esempio fino al 2012, per i contribuenti che hanno iniziato l'attività nel 2008.
Ovviamente devono sempre essere rispettati i requisiti oggettivi e soggettivi di cui all'articolo i, commi 96 e seguenti della legge 244/2007 (ricavi non superiori a 30mila euro eccetera).
2 - Nel periodo precedente al 2012 il contribuente ha applicato il regime delle nuove iniziative produttive (articolo 13, legge 388/2000) per il quale è scaduto il triennio di opzione vincolante.
A nostro parere, in questo caso, il contribuente può adottare il regime dei minimi nel rispetto sia dei requisiti di accesso che dei requisiti quantitativi; tuttavia non è dato sapere se il periodo quinquennale decorra dall'anno di prima applicazione del regime dei minimi (ad esempio 2012) ovvero dall'anno di inizio di attività (ad esempio 2008).
Per i soggetti che applicano il regime delle nuove iniziative produttive si presenta il problema di quelli peri quali non è scaduto il triennio.
Questa fattispecie, tuttavia, è stata esaminata nei precedenti interventi dell'Agenzia (si vedano, in tal senso, la circolare 73/E/2007 paragrafo 2.3.1; la circolare 7/E/2008, paragrafo 14 e la circolare 13/E/2008, paragrafo 34) nelle quali è stato precisato che il passaggio ai regimi dei minimi (durante il triennio di applicazione delle nuove iniziative produttive) era consentito a condizione che il contribuente comunicasse la disdetta all'Agenzia delle Entrate.
3 - Un ultimo caso riguarda il contribuente che si trovava nel regime di contabilità semplificata- non avendo effettuato alcuna opzione per regimi agevolativi - in quanto non rispettava i requisiti per entrare nel regime dei minimi. Se il contribuente, nell'anno 2011, non ha raggiunto 30mila euro di ricavi e se rispetta tutti gli altri limiti qualitativi e quantitativi e i nuovi requisiti di accesso, previsti dall'articolo 27 del Dl 98/2011, potrebbe rientrare nel nuovo regime.
In sostanza le condizioni per applicare il regime ci sono tutte, ma il suo passato non è coerente; anche in questo caso non si può negare l'applicazione del nuovo regime ma sorge il dubbio sulla durata del medesimo e cioè se il quinquennio decorra dal 2012 o dalla data di inizio attività.

Il sole 24 ore - 21 ottobre 2011 - G. P. Tosoni - pag. 23

Fuori dalla stretta chi si adegua agli studi di settore

Società. Le regole sulla non operatività

Le società soggette agli studi di settore saranno escluse dalla normativa sulle società di comodo se risulteranno congrue e coerenti nel periodo 2012.
E una delle considerazioni che, allo stato dell'arte, si possono fare su situazioni tipo relative ad alcune cause di esclusione che riguardano la dimensione della società (volume di ricavi e numero di dipendenti) ovvero la produttività della stessa avendo riguardo a soggetti che si troveranno nelle condizioni previste dalla norma e cioè in perdita sistematica nei tre periodi d'imposta precedenti il 2012 e ferma restando la possibilità di chiederne la disapplicazione mediante interpello preventivo.
Nel caso di società con volume di ricavi superiore ai limiti degli studi di settore, la possibilità di non applicare la disciplina delle società non operative è subordinata a due ipotesi:
a) dimostrare di avere un numero di dipendenti elevato e in particolare superiore al limite di io;
b) in alternativa dimostrare di essere una società con totale valore della produzione superiore al totale attivo di stato patrimoniale.
La prima causa di esclusione richiamata prevede, infatti, che tutte le volte in cui le società hanno avuto nei due esercizi precedenti un numero di dipendenti mai inferiore alle io unità saranno automaticamente escluse. Sarà importante verificare che questa condizione sia stata sempre valida per tutti igiorni compresi nell'arco temporale di osservazione.
Pertanto una società che ha avuto sempre un organico di 30 lavoratori subordinati a partire dal 2008, anche se è stata in perdita fiscale nei periodi 2009, 2010, 2011 è esclusa dall'applicazione della disciplina delle società di comodo per il periodo 2012.
La seconda causa di esclusione richiamata prevede l'esclusione dalla disciplina nell'ipotesi in cui il totale valore della produzione (intera voce A del conto economico civilistico) sia superiore al totale attivo di stato patrimoniale.

Il sole 24 ore - 21 ottobre 2011 - P. Ceppellini, R. Lugano - pag. 22