Rassegna stampa del 11 novembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Ricorso senza deposito degli atti

Fisco e contribuenti. Dopo la risposta dell'Agenzia alla denuncia dell'Associazione italiana dottori commercialisti.
Sulle società esterovestite le Entrate disconoscono bilanci e scritture armonizzate


La risposta della Commissione Ue alla denuncia avanzata dall'Aidc (l'Associazione italiana dottori commercialisti) sull'incompatibilità comunitaria della normativa italiana in materia di "esterovestizione" (si veda «Il Sole 24 Ore» di due giorni fa) ripropone all'attenzione degli operatori alcune questioni sollevate nel corso degli accertamenti in materia di residenza fiscale delle società estere.
In genere i verificatori, quanto meno in prima battuta, procedono a una ricostruzione "extracontabile" del reddito della società considerata "esterovestita", disconoscendo la deducibilità dei costi, oltre che delle imposte già assolte all'estero.
La giustificazione che viene di norma addotta è che, in considerazione dell'inevitabile assenza di una dichiarazione dei redditi e di una contabilità nel nostro Paese, il soggetto estero non potrebbe portare in deduzione i costi, perché privi dei requisiti della certezza, né potrebbe scomputare le imposte estere, data la formulazione dell'articolo 165, comma 8 del Tuir, che vieterebbe il riconoscimento del relativo credito, in assenza di una dichiarazione dei redditi regolarmente presentata in Italia.

Il sole 24 ore - 11 novembre 2011 - D.Avolio, B. Santacroce - pag. 33