Rassegna stampa del 15 novembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Doppia mossa sui redditi nascosti

Controlli. Domani il nuovo software sarà a disposizione delle categorie e arriveranno le regole sulle società «schermo».
Via al test sul redditometro e al giro di vite sui beni personali intestati all'azienda

Un mercoledì da leoni per la lotta all'evasione.
Con redditometro e beni intestati ai soci a farla da protagonisti nella doppia mossa sull'emersione di redditi nascosti al fisco.
Dopo la presentazione ufficiale del 25 ottobre scorso, il software del nuovo redditometro sarà messo a disposizione delle associazioni di categoria e dei rappresentanti dei professionisti per avviare il test match: un periodo di prova sperimentale prima di essere messo a disposizione di tutta la platea di contribuenti in vista della tornata dichiarativa 2012.
L'altro punto di svolta sarà il provvedimento (atteso) per la comunicazione dei beni intestati alla società che sono concessi in godimento ai socio ai familiari.
La conversione della manovra di Ferragosto (Dl 138) ha previsto che il provvedimento dovesse essere adottato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge (avvenuta il 17 settembre).
Salvo imprevisti o esigenze di messa a punto dell'ultima ora, dovrebbe essere rispettata la data di domani per il via libera alle modalità e ai tempi con cui i diretti interessati dovranno rendere noti i dati.
Il provvedimento dovrà sciogliere i nodi su quali beni dovranno essere comunicati.
Ad esempio se nella lista rientrano solo quelli per cui il corrispettivo pagato dal socio e dal familiare è inferiore al valore di mercato; così come se verranno esclusi oggetti di limitato "importo" con la fissazione di una soglia sulla falsariga di quanto già è avvenuto per le comunicazioni da spesometro (in questo caso l'asticella è stata fissata a 3mila euro Iva esclusa).
Un aspetto che si lega a doppio filo anche al meccanismo del nuovo accertamento sintetico, visto che il Fisco potrà controllare in modo sistematico chi utilizza lo schermo societario per intestare yacht, ville, auto di lusso (ma non solo). La strategia è proprio quella di puntare a chiudere il cerchio tra redditi dichiarati e reale tenore di vita.
Lo ha messo nero su bianco il ministro uscente Giulio Tremonti nelle risposte alle 39 domande della Commissione europea.
Risposte che sottolineano come il nuovo redditometro sarà un asse portante di questa strategia di compliance. Domani si entrerà, dunque, nell'annunciata fase di test del software messo a punto dalla Sose (la società per gli studi di settore).

Il sole 24 ore - 15 novembre 2011 - M. Mobili, G. Parente - pag. 31

La residenza è dove si decide

Lotta all'evasione. Le risposte dell'agenzia delle Entrate alla Commissione Ue sull'esterovestizione.
La riunione del Cda all'estero individua la sede della società

Le risposte fornite dall'agenzia delle Entrate nell'ambito del procedimento aperto dinanzi la Commissione Europea sulla lamentata illegittimità comunitaria della normativa interna in materia di "esterovestizione" rappresentano un passo comunque importante per fare chiarezza su quelli che dovrebbero essere considerati utili elementi per comprovare l'effettiva residenza fiscale di un soggetto estero.
In disparte, per un attimo, il merito della questione che aveva portato l'Aidc a sottoporre al vaglio della Commissione Europea la normativa in materia di "esterovestizione", contenuta all'articolo 73, commi 5-bis e 5-ter del Tuir, deve darsi atto all'agenzia delle Entrate di avere cercato di "fare luce" in un difficile ambito, in cui gli accertamenti degli Uffici, più ingenerale in materia di residenza fiscale, si sono basati su elementi di fatto talune volte "suggestivi".
L'agenzia delle Entrate ha specificato che le richiamate norme del Tuir non opererebbero mai isolatamente ma costituirebbero piuttosto il punto di partenza «per una verifica più ampia, da effettuarsi in contraddittorio con l'amministrazione finanziaria, sull'intensità del legame tra la società e lo Stato estero e tra la medesima società e l'Italia».
Più in generale, l'auspicio per il futuro è che le verifiche in tema di residenza fiscale dei soggetti esteri - non solo quelle di cui all'articolo 73, comma 5-bis, del Tuir - siano effettivamente volte a sconfessare quelle strutture estere fittizie, costituite senza alcuna valida ragione economica, senza per questo pregiudicare la possibilità per il contribuente di accompagnare la propria reale espansione all'estero.
A questi fini, va sicuramente salutato con favore l'impegno dichiarato delle nostre autorità fiscali di attivare preventivamente l'assistenza amministrativa o la procedura amichevole prevista dalle singole convenzioni contro le doppie imposizioni, per accertare la effettiva localizzazione all'estero delplace effective of management della società (luogo in cui vengono prese le principali decisioni di tipo gestionale e commerciali per la conduzione dell'insieme dell'attività dell'impresa).

Il sole 24 ore - 15 novembre 2011 - D. Avolio, B. Santacroce - pag. 34

Fatture senza reato

Cassazione. Niente, frode e omessa dichiarazione Fatture senza reato Tollerati atti soggettivamente falsi

Non sussiste il reato di dichiarazione fraudolenta e non scatta il sequestro sui conti dell'imprenditore in caso di fatture soggettivamente false, rispondenti cioè a operazioni commerciali reali ma fra soggetti diversi.
Non solo. Gli importi corrispondenti alle fatture soggettivamente false vanno comunque considerati come costi effettivamente sopportati dall'azienda e quindi il manager non risponde di omessa dichiarazione se tali costi portano l'evasione al di sotto della soglia di punibilità (euro 77.468.53).
Sono questi i due principi affermati dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 41444 del 14 novembre 2011, ha confermato il dissequestro dei conti e dei beni di una donna, la rappresentante legale di una srl, sulla base della considerazione che in questo caso non si configurava né la dichiarazione fraudolenta né l'omessa dichiarazione.
Quindi mancava il «fumus» a sostegno della misura cautelare reale.
In relazione al primo reato perché le fatture soggettivamente inesistenti, essendo riferite a operazioni reali, non configurano la dichiarazione fraudolenta.
Nel secondo perché quei costi avevano abbassato il bilancio e quindi l'evasione Ires, anche se per pochi euro, non aveva superato la soglia di punibilità.

Italia oggi - 15 novembre 2011 - D. Alberici - pag. 30