Rassegna stampa del 21 novembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Visualizza la scheda del software Log PrivacyXP Richiedi informazioni su Log PrivacyXP Scarica qui e compila il modulo di acquisto Log PrivacyXP

Depositi Iva, sosta con garanzie

Scambi intracomunitari. L'estrazione sarà consentita unicamente ai soggetti passivi iscritti da almeno un anno nelle Cdc.
Cauzione per l'uscita fino a quando non si dimostra che l'imposta è stata assolta

La disciplina dei depositi Iva ha subito rilevanti modifiche dalle recenti manovre fiscali (Dl 70 del 13 maggio 2011 e Dl 138 del 13 agosto 2011).
Queste, in sintesi, le novità più importanti:
1) tutti i depositi doganali privati, compresi quelli di tipo E, possono essere gestiti come depositi Iva;
2) i beni introdotti in libera pratica, se vengono custoditi in un deposito Iva, devono essere coperti da garanzia fino a quando non viene dimostrato che l'imposta è stata assolta all'atto dell'estrazione. Sono esonerati solo gli importatori in possesso dello status di rilevanza comunitaria di Operatore economico autorizzato (Aeo);
3) l'estrazione dei beni viene consentita solo ai soggetti passivi che risultino iscritti da almeno un anno alla Camera di commercio, che dimostrino un'effettiva operatività e attestino la regolarità dei versamenti Iva, con le modalità definite con provvedimento dell'agenzia delle Entrate.
Quest'ultima disposizione, però, resterà in stand-by fino a quando non sarà emesso l'apposito provvedimento delle Entrate, che definisca le modalità operative delle nuove restrizioni.
I depositi Iva
Sono luoghi fisici, destinati a facilitare la movimentazione e la custodia dei beni oggetto di traffici intracomunitari, nei quali tutte le operazioni avvengono senza pagamento dell'Iva. Sono simili ai depositi doganali, ma si differenziano perché: non ricevono merce extracomunitaria (cioè merce che non abbia assolto il dazio d'importazione nella Ue); non sono soggetti a controlli permanenti da parte degli organi doganali; necessitano dell'introduzione fisica delle merci, senza la quale non operano le agevolazioni.
Tutte le operazioni che riguardano i beni introdotti "in custodia" nei depositi sono effettuate senza l'assoggettamento a Iva, rinviando l'applicazione dell'imposta a quando gli stessi beni fisicamente ne escono. Pertanto, l'introduzione dei beni e le successive cessioni sono effettuate senza applicazione di Iva, così pure non sono soggette a imposta le lavorazioni dei beni custoditi e anche il compenso dovuto per il deposito e la custodia.
All'atto dell'estrazione dei beni dai depositi, si realizza invece l'assoggettamento all'imposta secondo la destinazione degli stessi (cessione interna imponibile, ovvero cessione all'esportazione o intracomunitaria non imponibile).

Il sole 24 ore - 21 novembre 2011 - R. Portale, G. Romano - pag. 2

Chi esce dai minimi recupera gli acconti

Regimi agevolati. Nell'anno di ingresso non si deve anticipare nulla - Dal 2012 l'aliquota scenderà dal 20 al 5% e scatteranno le nuove condizioni.
I soggetti che superano 45mila entro dicembre scomputeranno la sostitutiva dall'Irpef a saldo del 2011

I soggetti minimi che supereranno a dicembre di quest'anno il limite dei 45mila euro di ricavi o compensi, uscendo immediatamente dal regime agevolato, potranno recuperare gli acconti dell'imposta sostitutiva già pagati, scomputandoli dall'Irpef a saldo del 2011.
E questa la conseguenza dell'introduzione, nel rigo dedicato agli acconti Irpef del modello Unico PF, di una nuova colonna in cui vanno riportati i pagamenti effettuati con i codici tributo «1798» e «1799», relativi all'acconto dell'imposta sostitutiva dei minimi.
Il primo anno
Nell'anno in cui si entra nel regime senza Iva non deve essere pagato alcun acconto dell'imposta sostitutiva del 20%, neanche se l'impresa o la professione era già attiva l'anno precedente e si utilizzava un altro regime Iva e contabile.
Non rileva, quindi, il fatto che per il periodo d'imposta precedente sia stato presentato il modello Unico, indicando un reddito relativo all'attività, assoggettato all'imposta sostitutiva del 10% delle nuove iniziative ovvero all'Irpef per le imprese minori o ordinarie.
Nel primo anno di applicazione del regime dei minimi, però, il contribuente può calcolare l'acconto Irpef solo utilizzando «il metodo storico, con esclusione di quello previsionale» (circolare n. 13/E/2008, paragrafo 3.7).
La norma che ha istituito dal 2008 il regime dei minimi, infatti, prevede che per determinare l'acconto Irpef dovuto per l'anno in cui avviene il passaggio al regime dei minimi, «non si tiene conto» dell'adesione a quest'ultimo (articolo i, comma 117, della legge 244/2007).

Il sole 24 ore - 21 novembre 2011 - L. De Stefani - pag. 3

Spesometro, il debutto è limitato alle operazioni oltre 25 mila euro

 
Panoramica aggiornata sui chiarimenti delle Entrate sull'adempimento. Scadenza il 2 gennaio

Per lo «spesometro» si avicina il momento della prima, anche se sarà un debutto dalle dimensioni contenute.
Entro la fine dell'anno (ma in effetti il termine slitta al 2 gennaio 2012) i contribuenti Iva dovranno trasmettere la comunicazione telematica istituita dall'art. 21 del dl n. 78/2010, relativamente alle operazioni effettuate nel corso del 2010.
In fase di prima applicazione, il provvedimento attuativo dell'Agenzia delle entrate del 22 dicembre 2010 ha previsto che dovranno essere segnalate soltanto le operazioni di importo pari o superiore a 25 mila euro (al netto dell'Iva) documentate da fattura.
Dall'anno 2011 (comunicazione da trasmettere entro il 30 aprile 2012), l'importo scende a 3 mila euro, soglia prevista dalla legge, e l'obbligo è esteso (ma solo dal 1 luglio scorso) alle operazioni non documentate da fattura.
Il tracciato della comunicazione, da trasmettere esclusivamente per via telematica, è stato definito per la terza volta con il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 16 settembre 2011.
L'adempimento non è di semplicissima gestione, anche perché riguarda le singole operazioni effettuate nel corso di un anno con clienti (anche privati) e fornitori, e non l'ammontare complessivo delle transazioni del periodo.
Numerosi chiarimenti sono stati forniti dall'Agenzia con la circolare n. 24 del 30 maggio 2011 e con un recente documento dell'il ottobre 2011, che raccoglie le risposte ai quesiti di associazioni di categoria e offre lo spunto per una panoramica aggiornata sull'adempimento.

Italia oggi - 21 novembre 2011 - F. Ricca - pag. 12

Cedolare secca al secondo test

In scadenza il 30 novembre il termine per la seconda rata, determinata con metodo previsionale.
Acconto condizionato da rinnovi o proroghe delle locazioni

È la cedolare secca la protagonista assoluta del secondo acconto 2011, in scadenza il prossimo 30 novembre.
Nella determinazione degli importi dovuti a titolo di acconto della nuova imposta sostitutiva sulle locazioni immobiliari occorrerà infatti considerare «in presa diretta» anche le variazioni contrattuali intervenute dal 1 giugno scorso. Essendo l'anno 2011 quello di prima applicazione della nuova modalità di tassazione sostitutiva dei redditi da locazione dei fabbricati a uso abitativo, l'acconto previsto dalla norma istitutiva nella misura dell'85% del dovuto, dovrà essere determinato ricorrendo unicamente al metodo previsionale non essendo ovviamente possibile applicare il metodo storico, che normalmente opera nella determinazione degli acconti Irpef.
Gli importi dovuti a titolo di acconto della nuova cedolare secca dovranno essere cioè determinati in «tempo reale» tenendo conto delle eventuali variazioni intervenute in corso d'anno sui contratti di locazione abitativa in essere.
In vista del termine di scadenza per il pagamento del secondo acconto dovuto per l'annualità 2011 i contribuenti che hanno già optato per il regime della cedolare secca o intendono farlo proprio in questi giorni, dovranno necessariamente verificare l'entità di quanto dovuto entro il prossimo 30 novembre.
Entro tale data di scadenza si dovrà determinare il quantum dovuto a titolo di secondo o unico acconto della cedolare secca, tenendo ben presente lo scenario normativo di riferimento di cui all'articolo 3 del dlgs n. 23 del 14 marzo 2011.
Tutte le variazioni contrattuali intervenute a far data dal 1 giugno 2011 e fino al 31 ottobre scorso quali, rinnovi, risoluzioni, proroghe etc, relative a contratti di locazione di immobili a uso abitativo per i quali si è scelto quale metodo alternativo di tassazione la cedolare secca, influenzeranno quindi la determinazione del secondo acconto d'imposta.

Italia oggi - 21 novembre 2011 - A. Bongi - pag. 14

Detassazione all'ultimo appello

Scade il termine fissato dall'Agenzia delle entrate per regolarizzare i mesi di gennaio e febbraio.
Entro il 16 dicembre il versamento della maggiore Irpef

Alla cassa per la restituzione della detassazione.
Lavoratori e aziende hanno tempo fino al prossimo 16 dicembre per restituire al Fisco la minore Irpef su straordinari e premi di produttività applicata nei mesi di gennaio e febbraio in mancanza di un accordo collettivo di secondo livello (aziendale o territoriale).
La regolarizzazione entro tale termine, comprensiva di interessi, esclude l'applicazione delle sanzioni.
Lo ha stabilito l'Agenzia delle entrate nella circolare n. 36/2011.
Un bonus ai lavoratori privati. Operativo dal mese di luglio 2008, la detassazione è un incentivo avente la finalità di favorire la contrattazione aziendale, quella diretta tra imprese e lavoratori, per una maggiore produttività delle aziende.
Beneficiari sono solo i lavoratori del settore privato e, di questi, solamente quelli titolari di un rapporto di lavoro subordinato (cioè i dipendenti), in quanto gli unici soggetti a essere «titolari di reddito di lavoro dipendente», che è il tipo di reddito previsto dalla normativa per misurare il limite (40 mila euro) per l'accesso all'incentivo.
Restano fuori, dunque, gli altri lavoratori tipo i co.co.co. e lavoratori a progetto, in quanto titolari di reddito «assimilato» a quello di lavoro dipendente.
In via di principio, inoltre, sono esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
L'agevolazione fiscale spetta a condizione che il lavoratore abbia percepito, nell'anno precedente, redditi di lavoro dipendente non superiore un certo ammontare; tale limite è pari a 40 mila euro e va inteso come ammontare complessivo riferito a «tutti» i redditi di lavoro dipendente percepiti nell'anno in cui si effettua la verifica (per l'anno in corso, il 2010), anche in relazione a più rapporti di lavoro, nonché redditi derivanti da pensioni e da assegni a esse equiparate.

Italia Oggi - 21 novembre 2011 - C. De Lellis - pag. 16