Rassegna stampa del 24 novembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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A novembre Irpef più bassa del 17%

 
L'acconto di fine mese ridotto dal 99 all'82% - A giugno la restituzione del taglio

La riduzione dell'acconto Irpef dovuto entro il 30 novembre per il 2011 è di 17 punti percentuali: il decreto del presidente del Consiglio dei ministri ne porta infatti la misura dal 99 all'82 per cento.
Lo stesso decreto prevede inoltre la riduzione di tre punti percentuali anche per l'acconto Irpefrelativo al 2012, che sarà pertanto pari al 96 per cento.
La misura
La novità riguarda solo l'Irpefdovuta dalle persone fisiche, esercenti impresa, arte o professione, compresi i dipendenti e i pensionati, se in possesso di altri redditi oltre la pensione o a quello di lavoro dipendente.
Nessun beneficio deriva alle persone fisiche, compresi i dipendenti e i pensionati, esonerate dall'acconto Irpef.
È obbligato all'acconto Irpef chi ha presentato la dichiarazione dei redditi, Unico 2011.
L'obbligo dell'acconto riguarda inoltre i contribuenti che hanno presentato il modello 730/2011, anche se il pagamento viene fatto dai sostituti d'imposta con trattenuta Irpef in busta paga o dalla pensione.
Per i contribuenti di Unico 2011, l'obbligo dell'acconto scatta se nella dichiarazione dei redditi 2010 il debito d'imposta indicato è di importo pario superiore a 52 euro.
La restituzione
Resta fermo che la riduzione dell'acconto Irpef si dovrà poi restituire in sede di saldo di Unico 2012 o del modello 730/2012.
Ad esempio, un contribuente che ha un debito Irpef di romila euro, pari a quello dell'anno precedente, e che avrà versato come primo e secondo acconto per il 2011 l'importo totale di 8.200 euro (pari all'82% del debito storico del 2010) dovrà versare, entro il 16 giugno 2012, (che slitta a lunedì 18 giugno) o dal 19 giugno al 18 luglio 2012 (con lo 0,4% in più) la differenza di 1.800 euro a titolo di saldo Irpef.
Il contribuente può anche versare l'acconto Irpef nella misura del 99%, pagando cioè l'importo totale di 9.900 euro, pari al 99% del debito storico del 2010.
In questo caso verserà, a titolo di saldo Irpef, solo la differenza di 100 euro.
In definitiva, chi beneficerà della riduzione della misura dell'acconto Irpef dovrà poi restituirla con il saldo dell'Irpef 2011.

Il sole 24 ore - 24 novembre 2011 - T. Morina - pag. 12

Nuovi minimi, a gennaio si parte

 
Il regime sarà caratterizzalo da disposizioni atte a evitare l'ingresso di chi già ne usufruisce.
Permanenza nel sistema al 20% e attività successiva al 2008


Nuovi minimi in attesa del via libera.
I soggetti in attività dal 2008 in poi che non hanno sempre fruito del regime dei minimi attendono l'ok alla possibilità di opzione per il nuovo sistema agevolato.
Da favorire i contribuenti nelle nuove iniziative produttive o che hanno optato per la contabilità semplificata o ordinaria. Rileva la nuova modalità di tassazione che se conosciuta avrebbe certamente influito le scelte effettuate.
Auspicabile una interpretazione estensiva come in occasione dell'introduzione del regime dei minimi nel 2008.
Il nuovo regime dei minimi
Dal prossimo 2012 si concretizzerà il nuovo regime dei minimi, che sarà contraddistinto da una serie di severe disposizioni finalizzate soprattutto a evitare l'ingresso al sistema agevolato alla gran parte dei contribuenti attualmente nel regime dei minimi.
Infatti, oltre a dover rispettare le attuali prerogative di permanenza nel sistema al 20% (tra l'altro, il non superamento del limite dei ricavi o compensi per un importo di 30 mila euro, il rispetto del vincolo sui beni strumentali che non possono superare il costo complessivo, inteso anche come locazione, di 15 mila euro nell'arco del triennio precedente, l'assenza di lavoro dipendente e di partecipazioni in società di persone o srl trasparenti), bisogna anche verificare che il contribuente sia in attività dal 2008 e non da una data precedente, non abbia effettuato, nel triennio precedente l'inizio attività che confluisce nei minimi, altra attività di reddito d'impresa o di lavoro autonomo anche in forma associata, che l'attività non rappresenti comunque una mera continuazione di un precedente lavoro autonomo o dipendente e che nel caso di subentro nell'attività d'impresa di altri soggetti non sia superato l'ammontare di 30 mila euro di ricavi nell'anno precedente.
Se il contribuente riesce a soddisfare il terribile incrocio delle predette condizioni, potrà dal 2012 avvalersi del nuovo regime dei minimi e soprattutto dell'opportunità di tassazione sostitutiva al 5%.

Italia oggi - 24 novembre 2011 - M. Tozzi - pag. 28

Definibili le controversie sulle iscrizioni ipotecarie

La chiusura delle liti. I chiarimenti delle Entrate

Sono definibili le liti contro le iscrizioni ipotecarie, a condizione che il contribuente abbia eccepito il difetto di notifica del precedente avviso di accertamento e abbia convenuto in giudizio anche l'agenzia delle Entrate, al 1 maggio 2011.
Le controversie attivate dal socio di una società di persone dopo il i maggio non sono definibili, anche se la lite riferita alla società beneficia della chiusura agevolata.
Il provvedimento di revoca dei benefici della piccola proprietà contadina è atto impositivo che liquida una maggiore imposta dovuta, in quanto tale, riconducibile all'ambito oggettivo della sanatoria.
Sono inoltre scomputabili dagli importi da versare le iscrizioni a ruolo estinte mediante compensazione in F24, ai sensi dell'articolo 31, Dl 78/2010.
Questi i principali chiarimenti forniti, ad una settimana dalla scadenza di fine mese, dalla risoluzione 107 dell'agenzia dell'Entrate.
Già con la circolare 48/E/2011 era stato confermato che se il contribuente impugna una cartella di pagamento eccependo la mancata notifica dell'avviso di accertamento presupposto la lite può essere defmita.
Le stesse conclusioni valgono se il primo atto che il contribuente dichiara di ricevere è l'avviso di iscrizione ipotecaria.
Le condizioni per beneficiare della sanatoria, anche in tale eventualità, sono dunque due:
a) il debitore deve aver eccepito il difetto di notifica dell'atto di accertamento di cui l'iscrizione ipotecaria costituisce attuazione;
b) l'agenzia delle Entrate deve essere stata convenuta in giudizio al 10 maggio 2011.
Quest'ultima condizione potrebbe, in effetti, non sempre essere verificata. Normalmente, infatti, quando si impugna l'iscrizione ipotecaria il ricorso viene proposto contro l'agente della riscossione.
Quest'ultimo, se ritiene che la questione investa attività dell'agenzia delle Entrate, deve richiederne la chiamata in giudizio.
Se il contribuente ha notificato il ricorso unicamente a Equitalia, la definizione non sarà ammessa se l'ufficio delle Entrate non risulta formalmente parte del giudizio alla data del 1 maggio 2011.
Si conferma l'autonomia dei giudizi aventi ad oggetto l'accertamento del reddito della società di persone rispetto a quelli riferiti ai redditi dei soci, ai fini della defimizione. La risoluzione afferma, infatti, che se il socio non
ha impugnato il proprio avviso alla data del i maggio, la definizione della sua posizione è preclusa. Questo anche se la controversia della società dovesse beneficiare della chiusura agevolata. In caso di dichiarazione congiunta, inoltre, il coniuge dichiarante può definire la controversia contro la cartella di pagamento derivante dalla rettifica effettuata a carico del dichiarante.

Il sole 24 ore - 24 novembre 2011 - L. Lovecchio - pag. 35

Fisco pesante sul mattone

Già oggi pressione dal 40% al 79%, il livello medio è sopra il 60%

Agli occhi del Fisco il mattone ha un grosso pregio: è visibile, registrato in banche dati dettagliate, e può trasformarsi in un bancomat in maniera molto più semplice rispetto alle plusvalenze finanziarie e ai titoli mobiliari in genere.
Anche per questo, naturalmente, gran parte delle ipotesi fiscali che ingombrano il cantiere della nuova manovra correttiva puntano su casa e dintorni.
Non c'è solo il ritorno dell'Ici sull'abitazione principale, magari nelle nuove vesti "federaliste" dell'Imu: anche la patrimoniale guarda nella stessa direzione, e gli immobili di ogni tipo, dal monolocale in periferia al capannone industriale passando per uffici e negozi, sarebbero investiti dalle conseguenze di una rivalutazione delle rendite catastali, base di calcolo di quasi tutte le imposte rivolte ai proprietari del mattone.
Un dibattito tutto puntato sulla neutralità fiscale della prima casa, però, rischia di oscurare un dato chiave: una rivisitazione del fisco immobiliare non partirebbe da «quota zero».
Anzi. Per chi guarda al mattone con gli occhi dell'investitore, i problemi già «in vigore» non sono pochi, soprattutto dalle parti degli immobili strumentali alle imprese.
Per capirlo, basta fare i conti in tasca a chi concede in affitto per 35mila euro all'anno un capannone di circa mille metri quadrati in una zona industriale di una media città (valore catastale poco superiore a 1,7 milioni).
Il Comune di residenza si presenta ai cancelli chiedendo oltre 12mila euro all'anno di Ici (aliquota del 7 per mille), poi tocca al Fisco nazionale.
Se il proprietario dell'immobile è un contribuente Irpef, il conto può arrivare a 15.050 euro all'anno, se invece si tratta di un'impresa la richiesta si sdoppia: 9.625 euro di Ires e 1.365 euro di Irap.
Del canone, alla fine rimane poco: le imposte assorbono il 67,3% se il proprietario è in campo Ires, e toccano il livello ancora più stellare del 78,9% se si tratta di un contribuente Irpef.
I pochi strumenti per alleggerire il conto offrono un sollievo molto parziale, e limitato a pochi casi: dall'imponibile Ires e Irap si possono dedurre infatti i costi di manutenzione dell'immobile, ma entro il tetto del 15% del canone.
Tradotto in pratica, lo sconto massimo sull'imposta arriva al 4,7%, e non può essere replicato ogni anno.

Il sole 24 ore - 24 novembre 2011 - S. Fossati, G. Trovati - pag. 15