Rassegna stampa del 30 novembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Ragionerie antiriciclaggio, la mappa dei controlli

 
Decreto in G.U. individua gli uffici territorialmente competenti

Definita la mappa delle Ragionerie territoriali del Mineconomia competenti a sanzionare le violazioni in materia di utilizzo di contante superiore a 2.500 euro, in ossequio alle disposizioni previste dall'articolo 2, comma 4-bis della manovfra correttiva dei conti pubblici varata a Ferragosto. A titolo esemplificativo, la ragioneria territoriale di Milano sarà competente per tutte le violazioni commesse nel territorio lombardo, quella di Torino per le violazioni commesse in Piemonte e Valle d'Aosta e quella di Firenze per l'intera Toscana. È quanto ha messo nero su bianco il decreto Mineconomia 17 novembre 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri, recante « Individuazione delle ragionerie territoriali dello stato competenti in materia di procedimenti amministrativi sanzionatori antiriciclaggio, relativamente agli articoli 49, 50 e 51 del decreto legislativo n. 231/2007 ».
Come noto, il legislatore, all'articolo 2, commi 4 e 4-bis del dl n. 138/2011, ha modificato l'art. 49 del dlgs n. 231/2007 apportando novità nei limiti previsti per l'utilizzo di denaro contante, assegni e libretti al portatore.

Italia oggi - 30 novembre 2011 - A. G. Paladino - pag. 42

La tracciabilità parte da 6 miliardi

 
È la spesa a settembre con moneta elettronica - Resta il nodo commissioni

La nuova soglia di tracciabilità partirà da un tesoretto di sei miliardi di euro. È la spesa che gli italiani hanno pagato con bancomat e carte di credito a settembre. Da qui bisognerà partire per cambiare le abitudini e soprattutto le diffidenze nell'abbandonare l'utilizzo di moneta tradizionale in nome del contrasto al sommerso e all'evasione fiscale.
Nel pacchetto di misure allo studio del Governo c'è infatti l'abbassamento della soglia per i pagamenti in moneta (ora fissata a 2.500 euro): l'ipotesi più accreditata al momento è quella di una riduzione a 500 euro, anche per non mettere automaticamente fuorigioco il taglio più alto di banconote.
Per ora gli italiani scelgono la carta per pagare viaggi, alberghi e ristoranti, alimentari, abbigliamento e calzature.
Questi quattro settori fanno da soli il 57% del volume della spesa già tracciata (poco più di tre miliardi di euro).
La strada da percorrere è ancora tanta se si pensa che le operazioni procapite con carte di pagamento in Italia sono appena 27 (e nel Mezzogiorno scendono addirittura a 16) contro le 61 dell'Eurozona e le 65 dell'Unione europea.
La spinta in avanti che l'abbassamento della soglia potrebbe imprimere dovrà fare i conti soprattutto con i costi della moneta elettronica.
Un tasto ribadito con insistenza negli ultimi giorni dalle associazioni di categoria del commercio e degli esercenti.
«Chiediamo di non essere gli unici a pagare e per questo è necessario un abbassamento delle commissioni», ha ribadito ieri Luciano Gaiotti, direttore centrale politiche e servizi per il sistema di Confcommercio, intervenendo alla trasmissione di Radio 2 Rai «28 minuti». Commissioni che, per quanto riguarda, le carte di credito arrivano anche al 2 per cento.
Che significa? Il commerciante o l'esercente cede un "pedaggio" di 2 euro agli intermediari finanziari su un acquisto di 100 euro pagato con moneta elettronica.
Per i bancomat la percentuale, invece, è più bassa perché l'addebito sul conto corrente del titolare è contestuale e quindi c'è un minor rischio di copertura del credito.
Il costo sostenuto da esercenti e commercianti fmisce, comunque, in un meccanismo complesso di commissioni che la banca "titolare" del terminale di pagamento (il Pos) versa a chi ha emesso la carta di credito o il bancomat.
La legge di stabilità ha iniziato ad affrontare questo nodo.
Dal 1° gennaio, le transazioni con carte di pagamento presso i distributori di carburanti sotto i 100 euro dovranno avvenire senza costi ulteriori per esercenti e consumatori.

Il sole 24 ore - 30 novembre 2011 - M. Mobili, G. Parente - pag. 13

Apprendistato possibile anche part time

Le regole dopo la riforma

Il contratto collettivo degli studi professionali rende operativa, con rapidità, la riforma dell'apprendistato contenuta nel decreto legislativo 167/2011.
Con le soluzioni adottate dal nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro le parti recepiscono le opportunità offerte dalla riforma alla disciplina del contratto collettivo, costruendo una disciplina in linea con la realtà produttiva del settore.
La disciplina si compone di due parti: una sezione comune a tutte le forme di apprendistato e regole per ciascuna tipologia.
Tra le regole comuni, si segnalano la definizione di un modello standard di contratto, la possibilità di firmare il piano formativo individuale entro 30 giorni dalla stipula del contratto di lavoro e la possibilità di usare il part time, a condizione che l'orario non sia inferiore al 60% dell'orario pieno e comunque senza diminuzione delle ore di formazione previste.
Il periodo di prova viene fissato in un massimo di 60 giorni di lavoro effettivo per i lavoratori che saranno inquadrati ai livelli IV e IV/S al termine dell'apprendistato e di 90 giorni di lavoro effettivo per i restanti livelli e qualifiche.
Viene ribadita la necessità di un tutor interno che può coincidere con il titolare dello studio professionale.
Il contratto fissa anche una quota minima di conferma: per assumere apprendisti il datore di lavoro deve aver mantenuto in servizio almeno il 50% dei lavoratori nei 18 mesi precedenti.
Accanto a queste norme comuni, il contratto regola le singole tipologie di apprendistato. Per l'apprendistato di primo livello, si rinvia all'attuazione delle norme regionali.

Il sole 24 ore - 30 novembre 2011 - G. Falasca - pag. 35

Condoni, la GdF prepara il rush

Fisco e contribuenti. Nota delle Fiamme gialle per i controlli su chi ha aderito alla sanatoria Condoni.
Sul fronte Iva verifiche dopo linee guida condivise con le Entrate

La caccia ai furbetti del condono è giunta al rush fmale.
Entro la fine dell'anno, come prevede la manovra di Ferragosto, l'agenzia delle Entrate ed Equitalia dovranno recuperare quanto più possibile dei circa 4,2 miliardi che oggi mancano ancora all'appello.
Nel giugno scorso, infatti, la Corte dei conti aveva certificato in oltre quattro miliardi i mancati versamenti delle rate dei condoni del 2003.
Non solo. Sul fronte condoni resta ancora tutta da definire la partita più delicata sul recupero dell'Iva imposto dalla sentenza della Corte Ue che ha condannato l'Italia per la rinuncia agli accertamenti Iva attraverso le sanatorie del 2003.
Nel frattempo la Guardia di Finanza, anche lei della partita, fa sapere, con una nota del Comando generale inviata ai reparti territoriali, che anche in caso di segnalazioni anonime sulle sanatorie Iva l'avvio dell'attività ispettiva è rinviato alla definizione delle linee guida operative condivise con l'agenzia delle Entrate.
Sulle mancate rateizzazioni il Comando generale attende poi le liste selettive con cui gli uffici finanziari e le Fiamme Gialle, come prevede la manovra di Ferragosto, dovranno sottoporre a controllo entro fine 2011 i soggetti che hanno omesso i pagamenti per tutti i periodi d'imposta successivi al condono e per i quali sono ancora aperti i termini degli accertamenti.
Anche se la manovra correttiva prudenzialmente non attribuiva alcun effetto finanziario alle verifiche sui condoni, resta evidente che recuperare buona parte dei 4,2 miliardi ancora mancanti resta un'assoluta priorità.

Il sole 24 ore - 30 novembre 2011 - M. Mobili - pag. 38