Rassegna stampa del 6 dicembre 2011
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Irap leggera per donne e giovani

 
Per tre anni la capitalizzazione delle aziende avrà un rendimento garantito del 3%

Taglio del cuneo fiscale per le lavoratrici e per tutti i giovani under 35. E per il bonus sulle capitalizzazioni delle imprese il rendimento nozionale viene fissato al 3% per i primi tre anni d'imposta a partire da quello in corso al 2011.
Sono le principali novità contenute nel testo del decreto salva-Italia approvato domenica dal Consiglio dei ministri e ancora in fase di messa a punto per la firma del Capo dello Stato.
La novità dello sgravio Irap per le donne e per i giovani, annunciati nel corso della conferenza stampa di presentazione della manovra, hanno trovato posto nell'articolo 2 del decreto.
In sostanza le imprese si vedranno aumentare le deduzioni Irap, che di fatto incidono sul cuneo fiscale, del 130% per le lavoratrici e per i giovani sotto i 35 anni di età che operano in azienda con contratto a tempo indeterminato.
Lo sconto oggi fissato in 4.600 euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta, aumenterà fino a 10.600 euro «per i lavoratori di sesso femminile» e per gli under 35.
Come prevede la "legge Irap" (Dlgs 446/97) la deduzione Irap non si applica alle imprese che operano in concessione e a tariffa nei settori dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, dellaraccoltae depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti.
Il taglio del cuneo sale ulteriormente a 15.200 - con un aumento del 65% visto che fmo a oggi la deduzione forfettaria era fissata in 9.200 euro - per le donne e i giovani sotto i 35 anni che lavorano in imprese del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

Il sole 24 ore - 6 dicembre 2011 - M. Mobili - pag. 17

Imposta sulla casa a doppia corsia

 
Gli incassi della tassazione sui fabbricati saranno divisi a metà fra Stato e Comuni

L'imposta municipale sul mattone è unica, ma la disciplina è di fatto divisa in due.
Quella sull'abitazione principale viaggia con aliquota di riferimento ridotta (4 per mille), modificabile dai sindaci in alto o in basso del 2 per mille, ha una maxi-detrazione da 200 euro e finirà integralmente nelle casse dei sindaci; quella sugli altri immobili, dalle seconde case ai negozi, dagli impianti produttivi ai centri commerciali, manterrà l'aliquota di riferimento al 7,6 per mille, come previsto dal decreto sul federalismo municipale, sarà ritoccabile dai sindaci del 3 per mille e sarà divisa a metà fra Stato e Comuni.
Questi ultimi, comunque, dovranno continuare ad accertare e riscuotere anche la quota statale. E questa, nelle versioni del decreto «salva Italia» diffuse nella serata di ieri, l'architettura delle misure degli enti locali, in un pacchetto che, se sarà confermato dal testo che verrà pubblicato in «Gazzetta Ufficiale», potrebbe non dispiacere agli amministratori locali.
In questo modo, infatti, si potrebbe evitare l'ulteriore inasprimento del Patto di stabilità, presente nei testi della manovra circolati dopo il consiglio dei ministri, contro cui i Comuni erano pronti a fare le barricate.
Per trovare la somma da girare allo Stato, secondo l'ultima versione della norma, occorre applicare «alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell'abitazione principale», l'aliquota ordinaria.
A questi fini, però, non valgono le detrazioni e le riduzioni di aliquota previste dalla normativa nazionale o da quella locale, per cui all'atto pratico il Comune dovrebbe trovarsi a girare all'Erario un pò più del 50% del gettito prodotto dagli immobili diversi dall'abitazione principale.

Il sole 24 ore - 6 dicembre 2011 - G. Trovati - pag. 14

Per gli studi di settore arriva la super-congruità

Ai contribuenti in regola sugli studi di settore più tutele anti-redditometro

Gli studi di settore puntano all'adeguamento già da Gerico 2012 e per arrivare a questo risultato "promettono" anche una maggiore tutela rispetto all'accertamento sintetico.
La manovra varata domenica dal Governo prevede, infatti, una nuova articolazione delle "coperture" per chi risulta congruo (e coerente) rispetto ai risultati degli studi di settore.
Vengono, invece, rafforzati i controlli per chi non risulta in linea rispetto ai risultati degli studi, ricorrendo anche alle indagini finanziarie.
Il «regime premiale per favorire la trasparenza» (si veda l'articolo qui accanto) prevede alcune semplificazioni contabili e amministrative, nonché alcune particolari coperture dalle rettifiche effettuabili dall'amministrazione finanziaria.
Il regime si applica dal i gennaio 2013, anche se l'opzione dovrà essere fatta per la prima volta in Unico 2012.
Per chi applicagli studi di settore la norma poi prevede un "capitolo" specifico dedicato a una sorta di «super-conguità».
Viene stabilito che nei confronti di chi risulta essere allineato a Gerico (oltreché coerente rispetto agli indicatori) ci sono gli stessi vantaggi previsti per chi aderisce al regime premiale, ma non è soggetto agli studi.
Quindi, vi è l'esclusione dagli accertamenti analitici-induttivi basati su presunzioni semplici (purché gravi, precise e concordanti) e la riduzione di un anno dei termini di decadenza dell'azione di accertamento.
In più per chi è congruo agli studi c'è l'aggiunta di un ulteriore importante vantaggio, e cioè che l'accertamento sintetico risulta possibile soltanto quando il reddito accertabile si discosta di un terzo (in luogo di un quinto) dal reddito dichiarato.

Il sole 24 ore- 6 dicembre 2011 - A. Criscione, D. Deotto - pag. 20

Con la stretta sulla casa il 75% di imposte in più

Prorogato al 2012 il 55% sul risparmio energetico

A carte scoperte, la nuova Imu (ex Ici), l'imposta immobiliare propria destinata ad alimentare le casse dei Comuni è ancora peggio di come la si dipingeva.
Addirittura peggio che ai tempi dell'Isi, l'imposta straordinaria immobiliare che nel 1992 salvò (provvisoriamente) i conti pubblici. Allora il salasso (che si accompagnava a quello sui conti correnti) anticipava l'Ici e aveva rappresentato un esborso secco del 20% delle nuove rendite catastali, appena entrate in vigore.
Oggi l'aumento corrisponde, all'incirca, a un 53,5 per cento delle rendite.
Cioè, in soldoni, se nel 1992 avevamo pagato, rispetto al passato, 20 euro in più per ogni 100 euro di rendita catastale, oggi ne pagheremo 53.
Una cosa, però, va chiarita subito, perché dopo aver tanto parlato di aumento delle rendite, si è andata diffondendo l'idea che a salire siano queste ultime, il che avrebbe un effetto a valanga su tutte le imposte immobiliari, comprese quelle su compravendite e sucessioni. Invece non è così, come spiegato chiaramente sul Sole 24 Ore di ieri: gli aumenti, mediamente del 6o per cento, riguardano solo i «moltiplicatori» che si usano ai fini Ici (ora Imu) applicandoli alle rendite catastali aggiornate del 5% per ricavare la base imponibile. Su questa, poi, si applica l'aliquota d'imposta. Che ora è stata fissata allo 0,76 per cento, contro l'aliquota massima Ici che era allo 0,7 per cento.
Per l'abitazione principale è stata ideata un'aliquota ridotta dello 0,4 per cento.
In ogni caso, con l'Ici le rendite catastali venivano moltiplicate per 100 (abitazioni), 34 (negozi) e 50 (immobili produttivi e uffici).
Ora per le abitazioni, i box, i magazzini e le tettoie si applica il moltiplicatore 160 (per le altre tipologie si veda la tabella).
Così gli esborsi per gli immobili che non siano abitazione principale aumenteranno complessivamente del 74 per cento o giù di lì, una stangata da centinaia di euro per un negozio e di migliaia per un capannone, che si accompagna a quella sull'abitazione principale: qui resta esente solo chi ha case piccolissime (mono-bilocali in periferia).

Il sole 24 ore - 6 dicembre 2011 - S. Fossati - pag. 15