Rassegna stampa del 16 gennaio 2012
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

Cedolare secca al debutto nel 730

I chiarimenti ad alcuni dubbi interpretativi sull'applicazione dell'imposta sugli affitti.
Nuovo look al quadro B: spazio a campi e codici nuovi

La cedolare secca approda nel 730/2012 portandosi dietro una serie di dubbi he neppure le istruzioni al modello, ancorché in bozza, aiutano a risolvere.
Anzi, per certi versi, ne aggiungono di ulteriori.
Viene infatti previsto che, a prescindere dalla circostanza che il contribuente possa aver già espresso l'opzione per il regime di tassazione alternativo, nel quadro B dovrà in ogni caso essere barrata la casella «opzione cedolare secca».
Crocetta che dovrà essere apposta anche da coloro che intenderanno esprimere la scelta per la cedolare con la dichiarazione dei redditi, non avendo avuto la possibilità di farlo in sede di registrazione odi proroga del contratto.
Restano così tutte le perplessità sollevate dalla circolare n. 26/E dell'1/6/2011 con la quale l'Agenzia delle entrate ha affermato che l'opzione da esercitarsi con il 730 o con Unico sarà efficace solo se, entro il termine previsto per il pagamento dell'acconto della cedolare (6 luglio o 5 agosto 2011), il contribuente ha comunicato al proprio inquilino, mediante raccomandata, la rinuncia agli aumenti contrattualmente previsti.
Sul versante della revoca va invece rilevato come, a tutt'oggi, manchi ancora all'appello il provvedimento dell'Agenzia delle entrate che dovrebbe disciplinare le modalità di fuoriuscita dal regime della cedolare. Unica certezza è il restyling del quadro B dei fabbricati, per il quale sono stati previsti campi e codici nuovi.

Italia oggi - 16 gennaio 2012 - M. Bonazzi - pag. 11

Iva sui servizi intra-Ue con le regole dei beni

 
Imposta assolta integrando la fattura del prestatore

Ritorno al passato per i servizi intracomunitari sui quali - dal 17 marzo 2012- l'Iva va assolta con l'integrazione della fattura del prestatore.
Il legislatore ha utilizzato il veicolo della legge Comunitaria (legge n. 217/2011, in vigore da domani) per apportare un'importante modifica, di matrice interna, all'articolo 17 del Dpr 633/72, nella parte in cui (al secondo comma) disciplina la modalità di assolvimento dell'imposta nel caso di prestazioni di servizi "generiche" (articolo 7-ter, Dpr 633/72) rese a un committente nazionale da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato Ue.
In simili ipotesi l'Iva deve essere assolta dall'operatore nazionale in reverse charge osservando - e questa è la novità - le formalità previste dagli articoli 46 e 47 del Dl 331/93.
L'intervento - annunciato da tempo - ristabilisce un adeguato livello di armonizzazione al sistema dell'Iva, la cui coerenza era stata in parte alterata a seguito del recepimento del cosiddetto vat package comunitario ad opera del Dlgs 18/2010.
Questa norma oltre che adeguare la territorialità delle prestazioni di servizi ai dettami comunitari, ha disposto una generalizzata estensione del reverse charge ai rapporti business to business posti in essere con operatori non residenti in Italia. In particolare, a partire dal 1 gennaio 2010, l'inversione contabile è diventata la modalità obbligatoria di assolvimento dell'imposta in relazione a tutte le cessionidi beni e prestazioni di servizi effettuate da un soggetto non nazionale nei confronti di un operatore stabilito nel Paese.
L'articolo 17, comma 2, del Dpr 633/72, così come modificato dal Dlgs 18/2010, individua nel cessionario/commi ttente italiano il debitore dell'imposta nei confronti dell'erario, ponendo a carico di quest'ultimo l'obbligo di provvedere ai connessi adempimenti di liquidazione e versamento.
Lo strumento designato a tal fine è l'autofattura (da emettere in un unico esemplare), con annotazione del documento - nel rispetto delle ordinarie tempistiche - sia nel registro delle vendite che in quello degli acquisti.
In questo contesto, la fattura emessa del cedente/prestatore, ancorché comunitario, non ha alcun valore, se non di carattere meramente contabile.

Il sole 24 ore - 16 gennaio 2012 - M. Mantovani, B. Santacroce - pag. 2

Falso fiscale con doppia sanzione

Manovra Monti. La nuova norma assimila la fattispecie alle autocertificazioni «ingannevoli» applicandone le sanzioni.
Chi produce e utilizza fatture non veritiere rischia di incorrere in due reati

A rischio di doppia sanzione penale i contribuenti che, a richiesta dell'amministrazione finanziaria, consegnano fatture o altri documenti falsi.
E l'effetto che potrebbe derivare dall'entrata in vigore del nuovo reato previsto dall'articolo n della manovra Monti (Dl 201/2011 convertito dalla legge 214/2011).
Di fatto, la nuova norma assimila la produzione di documenti falsi ovvero le risposte non veritiere ai casi di falsità nelle autocertificazioni applicando le conseguenti sanzioni penali.
Il Dlgs 74/2000 prevede agli articoli 2 e 8 rispettivamente i reati di dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di documenti per operazioni inesistenti ed emissione dei documenti citati.
La più recente giurisprudenza di legittimità (sentenze 9673/2011 e 46785/2011), dopo un iniziale controverso orientamento, ritiene ormai che rientrino nella falsa fatturazione e, nel dettaglio nella dichiarazione fraudolenta, sia i casi di falsità materiale sia quelli di falsità ideologica.
Quindi rischiano la reclusio- ne da un anno e mezzo a sei anni i contribuenti che, per evadere le imposte sui redditi e/o l'Iva o conseguire un indebito rimborso, utilizzano in dichiarazione fatture sia ideologicamente false (si pensi al caso tipico in cui l'operazione indicata nel documento fiscale non è stata mai svolta) sia materialmente false (si pensi all'alterazione/contraffazione di documenti genuini o ancora alle fatture apparentemente emesse a nome dal fornitore che in realtà è all'oscuro di tutto, in quanto formate dall'utilizzatore).
L'articolo 11 del Dl 201/2011, sanziona chi, a richiesta dell'amministrazione finanziaria, esibisce o trasmette documenti falsi.
Le richieste che fanno scattare questa sanzione sono quelle dell'agenzia delle Entrate e della Gdf eseguite nell'esercizio dei poteri ai fini dell'accertamento delle imposte sui redditi e dell'Iva.
E il caso di questionari, inviti a produrre documenti, ma anche, per espressa previsione normativa (articoli 32 e 33 del Dpr 600/73 e 51 e 52 del Dpr 633/72), delle attività svolte da Entrate e Gdf in occasione di verifiche fiscali (accessi, ispezioni, verificazioni).
Se a fronte di queste richieste il contribuente esibisce o trasmette falsi documenti incorre nella sanzione penale prevista per le falsità in auto-certificazioni (sostanzialmente reclusione fino a tre anni).

Il sole 24 ore - 16 gennaio 2012 - A. Iorio - pag. 1