Rassegna stampa del 13 settembre 2013
a cura dell'Ufficio Stampa di Data Print Grafik

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Omessi versamenti, sanzione doppia

 
Reati tributari. Per la Cassazione contemporanea applicazione sia della norma fiscale sia di quella penale in quanto non esiste rapporto di "specialità".
Ma se la crisi non consente di far fronte all'imposta può essere esclusa la colpevolezza

I reati di omesso versamento delle ritenute e dell'Iva non sono speciali rispetto alle analoghe violazini tributarie con la conseguenza che, verificandosi il superamento della soglia di punibilità possono applicarsi entrambe le sanzioni.
Inoltre, per escludere la colpevolezza, il contribuente non può invocare la crisi di liquidità al momento della scadenza del versamento che fa scattare il reato, ma deve dimostrare che la stessa non sia dipesa dalla scelta di non far fronte all'obbligo di versamento.
Sono alcuni degli spunti di maggiore interesse contenuti nelle due sentenza delle Sezioni unite penali (37424 sull'omesso versamento Iva e 37245 sulle ritenute) depositate ieri.


Il sole 24 ore - 13 settembre 2013 - A. Iorio - pag. 27

Se manca l'autofatturazione Iva il pagamento non è d'obbligo

Reverse charge. Va risolto il contrasto interpretativo

Il confronto tra due sentenze emesse in tempi recenti dalla Corte di cassazione (la n. 20486/13 del 6 settembre 2013 e la n. 20771/13 dell'11 settembre 2013) stimola una riflessione sulle conseguenze derivanti dalla mancata applicazione del cosiddetto reverse charge.
Tale meccaniscmo opera ogniqualvolta le regole Iva prevedono che il debitore dell'imposta non sia il soggetto che effettua l'operazione imponibile ma quallo che la riceve.
Da un punto di vista pratico, il soggetto obbligato al reverse charge deve integrare la fattura ricevuta o deve emettere un documento (l'autofattura), computando l'Iva a proprio debito, ma esercitando contestualmente il diritto di detrazione.

Il sole 24 ore- 13 settembre 2013 - A. Parolini, R. Rizzardi - pag. 27

Investimenti, prove ampie

Lotta all'evasione. La provvista per gli acquisti può essere realizzata in un periodo esteso.
Ma sul redditometro pesa l'incognita delle spese quotidiane.

Uno degli aspetti critici del nuovo redditometro riguarda gli investimenti effettuati nell'anno oggetto di controllo: la nuova versione dell'articolo 38, Dpr 600/73, infatti, non prevede più la "spalmatura" dell'incremento patrimoniale in cinque anni (l'anno in cui la spesa è stata effettuata e i quattro precedenti), come accadeva con il vecchio strumento.
Il timore di molti è che la spesa per incrementi patrimoniali venga "ricaricata" per interno sull'anno in cui è stata sostenuta, con le inevitabili ricadute in termini di scostamento tra reddito dichiarato e ammontare complessivo delle spese.

Il sole 24 ore - 13 settembre 2013 - C. Nocera - pag. 29